COSA CI DICE LA PAROLA “IO”

con Gianfranco Carpeoro

Io è il pronome di prima persona riferito a entrambi i generi. Questo ci indica che l’Io non ha genere, non è maschile e non è femminile, semplicemente è.

Io indica me stesso. È costituito da due lettere: I e O. La vocale I purifica e raffredda, mentre la vocale O apre, espande. Questo ci dice che per espanderci è necessaria una purificazione, un raffreddamento dell’ego.

La I è la linea retta verticale, lo spirito che scende sulla materia e rende l’uomo un’anima vivente, e la materia che si eleva allo spirito; è la fiamma, il centro della luce, è il principio attivo, dinamico, il corpo eretto. La O è il cerchio, ciò che è completo e in equilibrio, perché tutto equidistante da un centro che ne mantiene l’equilibrio stesso. Il cerchio si espande verso l’esterno come inizio, potenziale, movimento, cosmo, eternità, protezione. Contiene, è il principio passivo. È l’occhio, la visione interiore e l’occhio onniveggente di Dio, lo zero, il tutto e il niente.

Ma la I è il numero 1 e la o il numero 0, insieme rappresentano il codice binario su cui tutto è costituito. L’1 si manifesta da un atto volitivo dello 0. E dall’1 si manifestano tutti i numeri, finché lo stesso 1 ritrova lo 0 nel 10, ossia dopo di lui non c’è altro; esiste solo l’Io. L’1 è il principio attivo, lo 0 il principio passivo; l’incontro dei due genera una fiamma, il fuoco che rappresenta il terzo principio che è la trasformazione, il caos, quel terzo principio che permette all’Io di essere non-duale, non scegliere di qua o di là, ma essere sia di qua che di là, perché di entrambi è composto.

L’Io è l’androgino, ne maschio né femmina, ma entrambi nella loro essenza. L’androgino è definito la compiutezza dell’essere, l’unità primordiale che sta anteriormente alla divisione e alla separazione, riporta al singolare il plurale. Il Dizionario Mito-Ermetico di Dom Pernety definisce l’androgino così:

nome che i Chimici Ermetici hanno dato alla materia purificata della loro pietra dopo la congiunzione. Si tratta precisamente del loro mercurio, chiamato maschio e femmina, Rebis, e con altri nomi. L’hanno chiamato così perché, secondo loro, la loro materia basta da sola a se stessa per generare e dare alla luce il fanciullo reale, più perfetto dei suoi genitori. Dicono pure che la loro materia è una; è il loro azoth, perciò ripetono spesso che l’azoth e il fuoco bastano all’Artista; che nondimeno la materia concepisce, genera, nutre, manifesta alla fine quella Fenice tanto desiderata, senza aggiunta di altra cosa estranea. Bisogna però sapere che la loro materia è composta di due e anche di tre, sale, zolfo e mercurio, ma tutto non è che il fisso e il volatile, i quali, congiunti e riuniti nelle operazioni, si compendiano in una sola materia allora chiamata Androgino, Rebis…

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