La principale causa dei contrasti in un dialogo è la corruzione subita dal linguaggio. Evitarli significa sia fissare i termini del problema, sia dare un significato preciso alle parole utilizzate.
Il linguaggio è il mezzo, il vincolo, che unisce intellettualmente le persone, ma è talmente corrotto che ognuno lo impiega con significati diversi. Il linguaggio è la materializzazione dell’informale; parlando creiamo, perché diamo forma e corpo a un’idea che è immateriale e aformale. La voce è l’organo creativo per eccellenza che la natura ha donato all’uomo. Pronunciando il nome della cosa che evochiamo in quel momento, afferriamo il ritmo, l’armonia che è alla base della cosa stessa, ovvero l’armonia tramite la quale la cosa è venuta in essere. La parola è musica, è la matematica della Natura.
Le conseguenze del deterioramento sono confusione, inefficacia, poiché la parola è espressione ritmico-matematica della cosa per cui essa vibra. Quando tra l’idea, che è nel mentale, e la voce, che è nel piano fisico, non c’è corrispondenza biunivoca, si verifica un’interruzione tra il divino e il piano fisico. Quest’interruzione, questa frattura, si chiama menzogna, che genera separazione tra ciò che è già manifestato e ciò che aspetta di manifestarsi. È la menzogna il più grave peccato che l’uomo può commettere. Le conseguenze della menzogna sono molto forti, perché la voce non richiama ciò che si attende di essere manifestato, sarà il mezzo per l’esistenza dal campo astrale del suo contrario e l’idea originaria troverà precluso il cammino naturale verso la materializzazione. Si provoca un netto distacco tra il campo mentale e il campo fisico. Il distacco dal campo mentale, che è il rapporto naturale, spinge la ricezione degli impulsi dal campo astrale, più vicino al fisico, portando un’alterazione del flusso naturale e dell’organismo cosmico.
Il campo astrale inizia, così, a creare per conto proprio. È così che si genera il male nel mondo a livello metafisico, colpendo tutte le manifestazioni della Natura.
“Gli dèi allora abbandonano la Terra e i demoni si mescolano agli uomini”, disse Asclepio.
La corruzione del linguaggio è iniziata tra il XIII e il XIV secolo mettendo in luce una traiettoria discendente dell’essere umano e, di conseguenza, di ciò che lo circonda. È in quel periodo che nascono le lingue moderne a discapito del latino, rendendo complicate le comunicazioni tra gli uomini. Anche se non una lingua radicalica come l’ebraico e il greco, il latino risaliva ad esse.
Prendiamo in esame, per esempio, la parola MAGO: in greco è magos che significa sacerdote persiano che è pratico di astrologia e di magia, una definizione limitativa poiché non si tratta del solo sacerdote persiano, ma del sacerdote in generale.
Il sacerdote ha posto le sue basi nei mondi superni; fa da tramite tra il mondo trascendente invisibile e il mondo fisico dove egli opera. Il sacerdote è completo perché ha integrato in sé i quattro mondi, è un essere finito perché conosce per esperienza diretta. Il geroglifico egizio per la parola mago è mach che significa pienezza, essere pieno, essere completo. Sacerdote deriva da sacer, sacro o consacrato.
Il mago, avendo raggiunto la completezza sui quattro piani dell’esistenza, ovvero fisico, astrale, mentale e spirituale, osserva e vive l’universo con le leggi matematiche che lo reggono, le ha integrate in sé; l’universo è in lui e lui è nell’universo.
La degenerazione della lingua ha portato a considerare il mago un necromante, un prestigiatore, un commediante. Il vero significato è rimasto nell’ermetismo che mantiene l’etimologia perché tutte le etimologie hanno un’origine sacra.
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