La migliore azione che l’uomo possa compiere oggi è il ritorno ai ritmi della natura. Il ritorno al ciclo del tempo, della vita, uscire dalla linearità temporale ci riporta alle grandi verità. Il tempo lineare è un grande inganno e chi osserva lo comprende. In antichità, l’umanità conosceva intuitivamente questa sapienza della natura e i simboli sono scolpiti ovunque. Il progresso e nuove mete scientifiche, oggi, sono più importanti della saggezza e della chiarezza dell’essere. Il percepirsi in una linearità ha distaccato l’uomo dalla più ricca fonte di spiritualità che è la Grande Dea, la Natura.
Il druidismo non è mai uscito dalla circolarità del tempo naturale e proietta in ogni cosa il senso immanente del divino. Col druidismo si entra in contatto col divino nel tempio non costruito da mani, si entra nell’occhio del sole, all’aria aperta, in quell’ambiente costruito da Dio e non dagli uomini. Dio è onnipresente manifestandosi in modi diversi nei regni di natura.
Perché per i druidi il tempo era circolare e le festività erano inserite in una ruota? Nuinn lo spiegò così a Philip Carr-Gomm (riporto testualmente):
Prendi la vita e i suoi avvenimenti. Collocali su di una linea con la nascita a un estremo e la morte all’estremo opposto. In conclusione avrai una linea isolata, che ha inizio nel vuoto e finisce nel vuoto. Altre linee possono correre parallele alla tua, oppure venire in contatto e intersecarla, ma anch’esse finiranno tutte come sono cominciate: con il nulla.
La vita non è così, c’è sempre un prima e un dopo: una nascita è preceduta e seguita da una morte; una morte è preceduta e seguita da una nascita. Questo lo vediamo con il susseguirsi delle stagioni: a ognuno, ne precede e ne segue sempre un’altra in un eterno circolo virtuoso. Il tempo non è una linea retta o un pezzo di linea, ma un cerchio che si percorre infinite volte. Al centro di questa ruota, di questa circolarità, ci sta l’anima della persona che guida il ciclo di nascita e morte.
Ma non solo l’anno è una circolarità, lo è il mese, la settimana, il giorno, l’ora, il minuto, il secondo… tutto il tempo ha una circolarità. Giorno e anno si assomigliano: l’inverno corrisponde alla notte col suo silenzio e la sua immobilità; la primavera è l’alba col canto degli uccelli al sole; l’estate è il mezzogiorno con la massima crescita; l’autunno è il tramonto con i suoi peculiari colori. Questi cicli sono mossi dal Sole che sta al centro. Il Sole è l’Anima, ecco perché è molto venerato nel druidismo.
I druidi dicevano che le anime erano generate dal Sole e che tra una vita e l’altra si riposasse sulla Luna, fino alle ultime tre incarnazioni dov’era concesso di riposare nel Sole con gli Esseri Solari che guidano il destino della Terra.
Lo schema ottuplice
Il druidismo riconosce otto momenti speciali nella ruota dell’anno celebrati con particolari pratiche. Questi momenti si dividono in quattro solari e quattro lunari rendendo un perfetto equilibrio tra maschile e femminile in pratiche unite tra loro. Le pratiche solari sono le più conosciute, soprattutto quelle solstiziali, anche per le feste che si tengono a Stonehenge ogni anno. Le solari, dunque, sono i solstizi e gli equinozi; nei solstizi il sole è venerato nella sua morte a yule, il solstizio d’inverno, e nel suo massimo potere a litha, il solstizio estivo; i due equinozi sono ostara, quello primaverile con la crescita solare e la celebrazione di semina e preparazione del raccolto estivo, e mabon, l’equinozio autunnale con la potenza calante del sole e il ringraziamento del raccolto. Abbiamo contezza della celebrazione di questi momenti nell’osservazione dei cerchi di pietre orientati al sorgere e calare del sole. Essendo popoli pastorali, i momenti di semina e raccolto erano fondamentali, non solo per se stessi ma soprattutto per gli animali.
Le altre quattro date, intermedie a quelle solari, erano quelle lunari-stellari, momenti dedicati più al bestiame che al raccolto. A samhain, si macellavano i capi di bestiame con salatura e conservazione della carne; a imbolc nascevano gli agnelli; a beltane il bestiame veniva fatto passare tra i due fuochi per la benedizione e la purificazione e poi vi era l’accoppiamento; a lughnasad vi era l’incontro del ciclo pastorale e del ciclo agricolo con la mietitura e la raccolta di cibo per uomini e animali.
Queste festività non erano momenti singoli, ma l’espressione della connessione del regno umano con quello animale e vegetale. Ci indicavano, anche, che la vita di corpo e mente, di Terra, Luna, Sole e le altre stelle erano congiunte nel Tempo e nello Spazio che noi definiamo sacri.
Andiamo a conoscere meglio questi otto momenti dell’anno.
Samhain
Partiamo con samhain, o samonios, o samhuinn; a seconda del luogo veniva chiamato in modi diversi, come anche gli altri momenti dell’anno. Si tratta del momento che chiudeva e apriva il nuovo ciclo della ruota annuale. È un momento in cui vi è Assenza di Tempo ed era considerato il momento del caos, ovvero, era un momento in cui la società celtica che era organizzata e ognuno rispettava il proprio ruolo, aveva l’opportunità di conoscere la controparte caotica. Nei giorni tra il 31 ottobre e il 2 novembre le persone uscivano dal tempo ordinario e facevano cose pazze, come donne vestite da uomo e viceversa, cavalli portati nei pascoli altrui, cancelli delle proprietà scardinate; i bambini andavano per le case a farsi dare cibo e dolci, come accade ancora oggi, anche se in un senso meno sacro, nel festeggiare Halloween.
Questa apparente pazzia nascondeva una profondità immensa. I celti sapevano che i veli tra i mondi scomparivano e, chi era capace, poteva viaggiare nell’Altromondo, quello degli antenati. I druidi andavano a comunicare con gli antenati perché erano fonte di ispirazione e guide. Era la luna nuova a dominare questo momento, l’oscuramento della vista fisica per permetterci di vedere oltre.
Yule
Dopo il Capodanno celtico, che è una data luni-stellare, arriva Alban Arthuan, più conosciuta come Yule, ovvero la Luce di Artù ed è il solstizio invernale, il nostro magico Natale. È un momento di morte e rinascita col sole che sembra morire con la notte più lunga. Ci indica di buttare tutto ciò che si interpone tra l’ombra e la luce. Viene accesa una luce a Oriente con la pietra focaia e innalzata sul gancio del druido.
Imbolc
La successiva celebrazione è Imbolc o Oimelc del 2 febbraio. È il momento del risveglio della primavera con il disgelo, l’apparizione dei bucaneve e nascono gli agnelli. È una celebrazione alla Dea Madre e il rito prevedeva l’onorarla con otto candele che emergevano dall’acqua al centro del cerchio della cerimonia. La dea Caillach di Samhain diventa Brigid a Imbolc, dea dei poeti, dei guaritori e delle levatrici. Si teneva così un Eisteddfod dedicato alla poesia e alla musica. È il momento delle candele, la luce che rinasce dopo il buio invernale.
Ostara
Ostara è la festività successiva, l’equinozio primaverile detto Alban Eiler, ovvero Luce della Terra. Inizia la semina e sbocciano i fiori; è il vero momento della rinascita della Natura, quando, dopo un breve equilibrio di luce e ombra, la luce prende il sopravvento e le ore del giorno iniziano a superare quelle della notte.
Beltane
Segue Beltane che è il primo maggio. Si è nella fase della giovinezza e si accendevano due falò appaiati in mezzo ai quali si faceva passare il bestiame che iniziava ad andare ai pascoli per purificarlo e benedirlo; anche gli uomini e le donne passavano attraverso i fuochi, ma chi voleva un figlio o la buona sorte li doveva saltare con un balzo. Veniva recentemente festeggiato a Glastonbury come unione del maschile e del femminile, dove il Tor rappresenta il maschile e il Pozzo di Chalice, invece, il femminile.
Litha
Segue il solstizio estivo, litha o Alban Heruin che significa Luce della Spiaggia, con il Sole al suo massimo splendore e il giorno più lungo dell’anno. Questa è la cerimonia più complessa che parte dalla mezzanotte con la veglia, si celebra un momento all’alba e poi un altro a mezzogiorno.
Lughnasad
Il primo agosto è Lughnasad, o Lammas che significa Messa del Pane, ovvero l’inizio del tempo del raccolto. Ci si incontrava nel fieno ed era un momento di raccolto, di giochi e di matrimoni che potevano essere annullati l’anno successivo nello stesso periodo dando così un periodo di prova. Durante la cerimonia, i druidi facevano rotolare una ruota intorno al perimetro per indicare il volgere dell’anno.
Mabon
Infine, c’è Mabon, l’equinozio autunnale, Alban Elued o Luce dell’Acqua. È la festività del secondo raccolto segnando la fine della mietitura. Dopo un breve momento di equilibrio, la notte prende il sopravvento sulla luce. Si ringrazia per il raccolto e per la bontà della Dea Madre.
Essendo una ciclicità temporale e non una linearità, non finisce qui, ma si ricomincia con Samhain senza mai avere un’interruzione.
Importanza e valore delle festività
Questi otto momenti dell’anno consentono di mantenere una sintonizzazione dei ritmi personali con quelli cosmici, quelli naturali. È così che sviluppiamo il senso di pace, di giusta collocazione nel mondo e nella vita. Nella celebrazione, rendiamo onore a momenti sacri da oltre 4000 anni.
Nelle date luni-stellari siamo infanti a Imbolc, amanti a Beltane, creiamo la famiglia a Lughnasad col matrimonio e a Samhain ce ne andiamo in serenità con gli antenati.
A Yule ci apriamo all’ispirazione, a Ostara riceviamo la sapienza, a Litha esprimiamo la nostra essenza, a Mabon ci raccogliamo in noi.
Ogni momento manifesta la sua energia su ogni aspetto della nostra vita: fisico, emotivo, psichico ed energetico. Quando si è connessi alla Natura, non ci sono più distinzioni, ma siamo tutto in uno. Ci sono quattro linee che uniscono i momenti agli antipodi. I solstizi sono una dinamica di incarnazione, manifestazione, creazione; gli equinozi sono una dinamica di costruzione ed elaborazione. Beltane e Samhain sono la dinamica karmica di indipendenza; Imbolc e Lughnasad sono la dinamica karmica di dipendenza. Al centro del cerchio dove queste linee si incontrano c’è l’essere, l’unione creativa, è la fonte dove si perviene al riposo e alla realizzazione. Il centro è l’Essere e il Nulla. Lo spazio nel cerchio è la sfera del nostro agire, è sacro e ci permette di giungere a stati di coscienza diversi, ma solamente se siamo preparati.
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