
I veri leader non ti dicono cosa fare, ti mostrano come fare!
La leadership è una capacità innata che pochi possiedono. Molti la cercano, ma nel tentativo di imitare un vero leader falliscono divenendo capi. La leadership è l’abilità di comando, ma non in senso oppressivo, intimidatorio o di sottomissione dell’altro, quanto di influenza, fedeltà, riconoscimento delle virtù.
Esistono due figure fondamentali nella gestione sia aziendale, sia di se stessi, che sono il leader e il manager, due figure necessarie affinché si possa parlare di un gruppo coeso e che molte volte possono anche coincidere. Il leader è la guida, infatti la parola deriva dall’inglese to lead che significa, appunto, guidare; il manager è colui che gestisce. Ci sono differenze sostanziali tra le due figure e ne analizzo alcune prevalenti nella quotidianità:
- Il leader ha un sogno, il manager gestisce il sogno di qualcun altro che in gran parte condivide;
- Il leader ha una visione a lungo termine, il manager ha la visione del breve-medio periodo;
- Il leader ha intenzione di realizzare il sogno, il manager gestisce il sogno che gli è stato affidato al meglio delle sue possibilità;
- Il leader vede opportunità dove gli altri vedono problemi, il manager risolve i problemi;
- Il leader aspira e attiva il cambiamento, il manager subisce e gestisce il cambiamento.
Come possiamo capire, le due figure sono estremamente fondamentali e da questo momento utilizzo il termine leader per indicare l’incarnazione integrale delle due figure, ovvero, la capacità e la consapevolezza di saper saggiamente distinguere e agire secondo la necessità reale del momento specifico.
Il leader agisce per amore di se stesso, della sua missione, degli altri e dell’esistenza, ha esperienza diretta e per questo ha facoltà di guidare altri a raggiungere l’eccellenza; il suo standard è definito dal codice d’onore, un insieme di regole basate sull’etica e il libero arbitrio. La leadership diviene una questione di amore.
Il leader è colui che salva prima se stesso, per mettersi solo successivamente al servizio. Salvare se stessi come prima azione diviene fondamentale e necessario, soprattutto, quando la leadership è scelta dal gruppo: va salvaguardata la fiducia delle persone che, in mancanza della loro guida, sarebbero nel caos. Non si tratta qui di egoismo, ma di puro servizio. L’amore diviene l’azione mirata per raggiungere lo scopo superiore deciso dal gruppo, senza compromessi, poiché nel compromesso vi è sempre qualcuno che vince e qualcuno che perde, mentre l’amore ha solo vincenti. Il compromesso è una condizione nella quale entrambe le parti rinunciano a qualcosa; nella vittoria dell’amore, tutti ricevono qualcosa in più. Salvare se stessi per prima azione non significa abbandonare la nave quando sta affondando, ma mettersi nella posizione di saper sempre agire nelle condizioni perfette per guidare quella nave, che è il gruppo.
Il leader è sul campo ad esperire personalmente, rimanendo a contatto diretto con la realtà; accompagna le persone rimanendo accanto a loro. Egli non si pone né davanti, né dietro, si pone di fianco per essere al loro livello e percepire le situazioni dalla stessa prospettiva. La sua è una leadership spirituale, che è fusione di guida e gestione, soprattutto, dei talenti propri e di educazione di quelli altrui. Un gruppo raggiunge l’eccellenza non quando il leader è migliore degli altri individui lasciandoli indietro, ma quando tutti sono in grado di esprimersi al loro massimo livello e di questo il leader è perfettamente consapevole.
Il leader è più avanti delle persone comuni, è un preveggente: vede e comprende come saranno le cose in un futuro anche molto lontano; anticipa i cambiamenti e, se non è stato veloce a giocare d’anticipo, è colui che è disposto a cambiare e rinnovarsi e lo fa in maniera adeguata alle richieste e potenziata rispetto agli altri. Contatta continuamente l’anima per intuire la retta via di azione. Lo fa consapevole che il raggiungimento del suo obiettivo è la realizzazione della sua missione di questa incarnazione sulla Terra. Egli è fuori dal giudizio e dalla lamentela, perché ne conosce le vibrazioni depotenzianti, l’indebolimento di corpo, mente e spirito che ne derivano.
Il leader fa uscire le caratteristiche positive e propositive dei soggetti anziché focalizzarsi sui loro difetti, ossia sulle loro qualità mancanti. Il gruppo evolve grazie al fatto che tutti esprimono se stessi per quello che sono. Agisce per conoscenza, non per sentito dire; quando ottiene informazioni, approfondisce, studia e sperimenta la miglior applicazione di quanto ricevuto. Si mette continuamente in gioco e in dubbio perché sa di avere la possibilità di migliorare continuamente e sa che nessuna informazione e conoscenza è assoluta, ma va sempre confermata sul campo.
Il leader agisce secondo codici d’onore: è disposto ad affondare con la propria nave, sapendo che se un capitano è disposto a farlo, la sua nave è inaffondabile. Le regole che mette nella sua vita sono ferree, le attua sempre e, quando le trasgredisce, è per uno scopo superiore.
Ho prima detto che il leader è un preveggente. Da cosa dipende il fatto di esserlo e, quindi, di essere trascinatore? Spiritualmente parlando, si tratta di un’anima antica, evoluta, con un passato ricco, deriva dalla responsabilità della missione di questa esistenza. Le missioni sono stabilite prima di incarnarci sulla terra e sono consone al proprio grado di evoluzione. Rimanendo sul piano attuale, dipende da quanto si sta lavorando su di sé, dal livello di coscienza raggiunto che, secondo le ricerche di David R. Hawkins, sono superiori al livello 200, il livello del coraggio.
Il leader riceve la capacità di visione contattando ciò che è dentro di lui nel profondo, contattando l’anima; per riuscire è necessario che egli sia libero da veli, giudizi, limiti mentali e dia spazio all’intuizione. La capacità di essere leader, di intuire, di andare in profondità delle cose, è sviluppata da poche persone; le persone comuni sono cieche di fronte a qualcosa di nuovo perché piene di giudizi, legate alla loro confort zone. La visione comporta l’esternazione di qualcosa di nuovo, sconosciuto e, dunque, incompreso e, di fronte a una simile situazione, si possono manifestare azioni ben precise da chi osserva senza consapevolezza. In ordine cronologico:
- Derisione dell’idea considerandola frutto di pazzi senza logica;
- Giudizio nei confronti dell’idea considerata priva di attuazione e utilità pratica;
- Accettazione dell’idea come straordinaria e rivoluzionaria;
- Chi ha deriso è colui che ero in grado anch’io, oppure l’avevo detto che sarebbe stata una grande cosa.
Essere leader e avere la visione a lungo termine è una responsabilità enorme; la scelta è se portare avanti quell’idea oppure lasciare perdere vedendo il proprio progetto realizzato da qualcun altro, perché quando un’idea è lanciata nell’etere, qualcuno la riceve.
Tratto dal libro OGNI TUO DESIDERIO È UN ORDINE che trovi su Amazon anche in versione digitale, su Macrolibrarsi e su Il Giardino dei Libri.

