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Il rapporto del Druido con la natura è un rapporto di profondo rispetto e di conoscenza, oltre che di totale comunicazione e comprensione, sia di se stesso che del mondo in cui vive. La sua relazione con gli animali, le piante, le pietre e ogni essere di questo e di altri mondi è di scambio reciproco.
In questo contesto, ci dedichiamo al profondo rapporto con il regno animale.
Per i Druidi, l’animale rappresenta un istinto. L’incontro con un animale, amico o nemico che sia, indica al Druido una specifica forza della natura, poiché ciò che è esistente si manifesta con un animale e il Druido è un tutt’uno con la terra, la Grande Madre che genera anche il mondo animale.
L’animale è talmente importante, non solo per il druido ma per l’uomo in generale, che nella formazione del feto nel grembo della madre, ci sono tutte le tappe di forme animali, le quali sono manifestazioni momentanee delle stesse energie della vita. Il feto è prima uovo, poi rettile, poi diviene anfibio, è mammifero, poi perde la coda e diventa finalmente bambino.
Gli antichi, guardando con reverenza al mondo naturale, ci hanno trasmesso come la natura sia una guida, un insegnante, un tutt’uno che si manifesta. Oggi, forse, è più difficile la relazione con la natura perché ci sono tante cose che si frappongono tra noi e la dea. I druidi consideravano gli animali come dèi e dee. Abbiamo la necessità di riconnetterci con la nostra natura; è un richiamo che arriva dal futuro, affinché non dimentichiamo di farlo perché abbiamo ancora la possibilità di collegarci con la creazione affinché creazione e creatore non siano più separati. La natura è diventata un lusso: relazionarci con animali, vegetali, pietre, è diventato un rapporto per pochi, ma lei, la Madre, è lì per tutti.
Molti clan, oggi casate, hanno animali come simbolo; ricordiamo gli uomini-lupo, gli uomini-gatto, le teste di cane, gli uomini-orso, le foche, sono tutti simboli di molte famiglie.
Incontrare un animale diventa un messaggio; egli non è messaggero ma messaggio stesso. Nelle città può aver valenza il sogno o l’immagine. Se incontro l’animale vivo è un messaggio per me; se lo incontro morto è il messaggio che si allontana da noi.
Gli animali ci influenzano su tutti i sensi. Il legame col mondo animale è quello del mondo astrale nel quale comunichiamo e ci relazioniamo costantemente. È un rapporto di rispetto totale; anche quando venivano sacrificati non era un atto brutale ma sacro, lo stesso quando mangiavano l’animale. Il druido non era vegetariano, anzi, spesso a lui venivano assegnate le parti migliori perché il druido, l’ovate e il bardo dovevano rimanere in buona salute. Il rispetto per il dolore dell’animale quando veniva ucciso era nel dare un’utilità a quella morte; veniva mangiato perché il dolore non era sofferenza gratuita.
In antichità, gli animali erano rispettati dall’uomo, pur essendo da lui cacciati, ma si poneva in una posizione di rispetto perché essi fornivano cibo, vesti e utensili. Inoltre, l’animale aveva sempre avuto un aspetto simbolico. Sterminio e addomesticamento è il modo per assoggettare l’animale, esattamente come gli uomini di dominio fanno con gli altri uomini. La caccia non era uno sport, ma un atto rituale consacrato. La caccia era un atto sacro e a volte si scambiava l’animale cacciato con uno domestico consacrato alla dea. Il cacciatore e il cacciato entravano in una relazione particolare, era la metafora del viaggio dello spirito dove vita e morte hanno ruoli predominanti e la guarigione si raggiunge cacciando. Lo spargimento di sangue, per i celti era rinascita, guarigione, rinnovamento.
Ogni animale rappresenta un istinto; pensavano che il corpo dell’animale, nelle forme, sintetizzasse il carattere, come le piante, gli alberi e le pietre. In un mondo vivo, l’animale che mi compare, mi sta portando un messaggio, non perché mi racconta una cosa, ma perché nella sua specie, nella sua forma, c’è il messaggio per me in quel momento. Una lepre mi dice ascolta la tua sensibilità, vedo un istrice e mi dice difenditi, vedo un tasso e mi dice attento alla magia.
L’animale posso vederlo vivo e mi sta dando il messaggio pieno, o morto e, allora, quella cosa non riguarda me, ma qualcosa che viene superato. Per esempio, se vedo un tasso vivo, posso andare a casa e fare un rito, vedo un tasso morto e mi dice che il mago è morto e non può più farmi del male, ovvero, chi mi ha fatto una magia contro è morto, perciò, non mi fa più male ciò che ha fatto. La volpe morta mi dice che i furbi hanno chiuso, se è viva mi dice di star sveglia, di farmi furba.
Per i celti, quattro delle otto celebrazioni della Ruota dei Druidi, ovvero il ciclo annuale soli-lunare-stellare, erano dedicate agli animali perché determinavano i cicli della pastorizia, dell’allevamento e dell’agricoltura, che rappresentavano l’abbondanza e la ricchezza del clan. Le quattro date dedicate al mondo animale erano i cosiddetti sabba maggiori. Si tratta di:
- Imbolc: si celebra 1 e 2 febbraio e nascono gli agnelli e i vitelli, si iniziano le prime semine;
- Beltane: si celebra 30 aprile e 1 maggio e le mandrie vengono condotte agli alti pascoli;
- Lughnasadh: si celebra 1 e 2 agosto e iniziano i grandi raccolti;
- Samhain: si celebra 31 ottobre e 1 novembre e gli animali vengono condotti a valle e macellati per il cibo invernale.
Per i druidi l’animale non è il totem come per gli indiani d’america, l’animale può essere un amico e simboleggia gli istinti dominanti. Atena porta la civetta che vive nell’inconscio, e porta anche il serpente perché è sapiente e vede nel buio. Il serpente diventa il totem di tutti i sapienti e dei medici che possono portare guarigione perché hanno una conoscenza esoterica profonda. Il serpente è la sapienza primordiale, prima che tutto accadesse. Questi due animali che lei porta non sono i suoi totem, ma ci dicono chi è lei. Animale totem, per i druidi, è l’amico che sveglia le passioni che non utilizziamo abbastanza; per esempio, col cane ci si radica all’albero genealogico.
L’animale ci caratterizza perché è un riflesso di chi siamo noi, di alcune qualità che possediamo e che riconosciamo nella sua forma e nella sostanza che incarna e la scelta di un animale, ma anche di una razza, è perché si sta vivendo quell’istinto. I druidi dicevano che è l’animale che ti frequenta, tu frequenti lui, e lui ti manda dei messaggi, ma non perché te li dice, perché è la sua forma. La libellula è l’anima del deceduto: mi parlano di qualcuno che decede, che non sarà più qui.
Non pensiamo agli animali come lo intendiamo oggi, perché il nostro non è un rapporto così forte che c’era quando non avevamo le case chiuse, si attraversavano le foreste. Il ghiro porta il messaggio che ti devi riposare, molla; se è morto significa che le persone che ti rallentano sono morte. Il morto non sono io, la vita parte da me. Il morto è non per forza una morte fisica, ma anche divenuto innocuo. Il lupo morto indica che gli aggressivi sono morti, non danno più fastidio; il lupacchiotto vivo ti dice tira fuori i denti, non è il momento di essere delicato. Gli animali albini, che sono innaturali, sono considerati dei miracoli; per il druido, il massimo era vedere una cerva bianca che è la benedizione assoluta che si possa ricevere.
I druidi ci hanno lasciato oltre 7000 anni di esperienza e conoscenza sugli animali.
Alcuni celti si facevano tumulare con i loro animali per averli come guide nell’Altromondo. Ossa e denti diventavano amuleti, le pelli abiti o altri strumenti, ogni parte dell’animale era utilizzata ed era sempre un dono. Prima di togliere e prendere la vita di un animale, veniva consacrato con il permesso della dea, tanto che la caccia diveniva una sorta di rito, era sacra. Caccia e pesca non erano passatempi, ma momenti di natura sacra. Gli animali erano i compagni degli dèi.
Indossare parti di animali era un modo per identificarsi con loro, prendere le loro forze, i loro poteri, ricevere la loro ispirazione divina.
Il lavoro con gli animali è di stampo sciamanico e i druidi avevano molte pratiche sciamaniche nella loro attività. Druido è una parola in relazione sia a quercia, sia a porta. Una porta che conduce all’Altromondo, quello delle potenze, dei poteri, degli spiriti, delle guide, esseri che ci possono aiutare se ne riconosciamo l’esistenza reale. Gli animali sono oggetto di reverenza da parte dei druidi proprio per la capacità di collegare i due mondi. Ci portano messaggi dall’Altromondo e possono essere le nostre guide di là quando lasciamo il corpo; possono essere i nostri guardiani e protettori anche se non presenti fisicamente a noi in virtù di una forma spirito di cui sono composti. Ogni animale ha un sentiero che porta all’Altromondo, ma a volte si possono riunire in funzioni come protettori, guide, guaritori, guardiani, trasformisti, famigli. Molti sono gli animali considerati sacri alla dea.
Ci sono quattro modi con cui entrare in relazione con gli animali. Innanzitutto, il mondo fisico con abitudini e modi di vivere dell’animale. Può, poi, metterci in contatto con i nostri animali interiori, agendo come simboli o immagini delle nostre paure e necessità, parti della psiche negate, represse o trascurate. Possono entrare in questa modalità attraverso oracoli, sogni, meditazioni e fantasie, facendoci scoprire la sintonia col mondo naturale. Una terza modalità è quella degli animali di potere, poiché per i druidi essi vivono anche nell’Altromondo in forma di spirito; ci raggiungono per guarirci, ispirarci, consigliarci, darci energia. Ognuno ha un dono, o potere, peculiare. Infine, ci sono gli animali totem con cui sviluppiamo una relazione particolare che si manifesta con la loro presenza, insegnamenti, guide, aiuto. Diventano i nostri totem o famigli.
Liberare il potere degli animali in noi è possibile lasciando andare i pregiudizi sulla nostra natura animale e accettandola per ciò che è: una parte di noi, altrimenti la relazione con gli animali non sarà pura oppure non ci sarà proprio. Un vero uomo è dotato di natura animale. Il lavoro con gli animale ci introduce alla forza e alla saggezza tradizionale della quale possiamo trarre beneficio noi, gli altri e tutte le entità viventi.
Nella celebrazione di Mabon, si entra nel labirinto e lo si percorre per tre volte: la prima volta bendati ed è il passo del gufo, la seconda guardando in alto ed è il passo dell’aquila, la terza volta camminando indietro ed è il passo del salmone. Mabon viene salvato da tre animali: il gufo, il salmone e l’aquila. Il gufo gli insegna a sentire quando è buio, a leggere i sogni e a capire cosa succede; l’aquila gli insegna a volare alto; il salmone ad andare controcorrente quando è necessario, a seguire lo spirito e non il flusso.
I druidi si riuniscono in cerchi di pietra, cerchi di alberi, per connettersi con la dea. Ci sono pietre, ci sono alberi e ci sono gli animali, insieme agli umani druidi. Nei rituali ai cerchi, si sperimentano le connessioni non solo con gli uomini presenti, ma anche con gli antenati, gli spiriti degli animali, degli alberi, delle pietre e delle stelle, gli spiriti dei discendenti. In alto, nel cielo, ci sono gli spiriti degli animali che comunicano con noi e sono quelli dello zodiaco che significa il cerchio degli animali viventi. Ad alcuni animali vengono attribuiti poteri divini.
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