con Gianfranco Carpeoro
La danza è la vita stessa, disse Havelock Ellis. La danza era considerata una delle arti sacre antiche, ma la sua non è tanto un’arte sul piano simbolico, è una funzione di scambio tra le forze cosmiche e l’uomo, è una funzione spirituale. La danza ritualizza le cerimonie anche di tipo magico o di tipo religioso.
La danza riproduce i ritmi della natura, dell’universo stesso e del tempo; è un elogio alla gioia. Ogni cultura e ogni fede ha i propri codici espressi attraverso la danza. Il corpo diventa lo strumento sacro che incorpora la musica. La danza aiuta ad acquisire una serie di abilità come l’armonia dei movimenti, la disciplina, l’equilibrio, la sincronizzazione rituale, ma può anche accompagnare o provocare stati di trance con la modificazione di stati di coscienza.
Molte sono le funzioni, anche simboliche, della danza, come avere una funzione protettiva, fecondante, creativa, spirituale e anche di festa.
Per quanto riguarda la funzione protettiva, in alcune tradizioni antiche, le donne danzavano ininterrottamente per proteggere gli uomini, padri, figli, mariti, che erano in guerra o a caccia, allo scopo di proteggerli o di evitare l’insorgere della fatica.
Vi è poi la danza con funzione fecondante, rivolta principalmente a Madre Natura. Erano danze dedicate alla crescita del raccolto, danze rituali o folkloristiche che accompagnavano il lavoro nei campi per rendere più abbondanti i raccolti. Si diceva che così facendo si mostrava al seme come fare a crescere.
Per le funzioni spirituale e creatrice, si tratta di un modo per consacrare un evento, generalmente felice, e di condividerne la gioia. Ha una funzione, quindi, di comunicazione tra i membri di una comunità, ma anche tra corpo e spirito, tra il gesto e l’emozione. Diviene il simbolo della caduta delle inibizioni, dell’espressione libera, aggrega, unisce cancellando le differenze e le incertezze.
Possiamo pensare anche alle danze degli dèi, come quella di Shiva, con la quale costruisce e distrugge il mondo.
