“Gli dèi allora abbandonano la Terra e i demoni si mescolano agli uomini”, disse Asclepio. La corruzione del linguaggio è iniziata tra il XIII e il XIV secolo mettendo in luce una traiettoria discendente dell’essere umano e, di conseguenza, di ciò che lo circonda. È in quel periodo che nascono le lingue moderne a discapito del latino, rendendo complicate le comunicazioni tra gli uomini. Anche se non una lingua radicalica come l’ebraico e il greco, il latino risaliva ad esse.
Prendiamo in esame, per esempio, la parola MAGO: in greco è magos che significa sacerdote persiano che è pratico di astrologia e di magia, una definizione limitativa poiché non si tratta del solo sacerdote persiano, ma del sacerdote in generale.
Il sacerdote ha posto le sue basi nei mondi superni; fa da tramite tra il mondo trascendente invisibile e il mondo fisico dove egli opera. Il sacerdote è completo perché ha integrato in sé i quattro mondi, è un essere finito perché conosce per esperienza diretta. Il geroglifico egizio per la parola mago è mach che significa pienezza, essere pieno, essere completo. Sacerdote deriva da sacer, sacro o consacrato. Il mago, avendo raggiunto la completezza sui quattro piani dell’esistenza, ovvero fisico, astrale, mentale e spirituale, osserva e vive l’universo con le leggi matematiche che lo reggono, le ha integrate in sé; l’universo è in lui e lui è nell’universo.
La degenerazione della lingua ha portato a considerare il mago un necromante, un prestigiatore, un commediante. Il vero significato è rimasto nell’ermetismo che mantiene l’etimologia perché tutte le etimologie hanno un’origine sacra. La magia è la scienza del magnetismo universale. È la conoscenza delle leggi particolari della na-tura che producono le forze nascoste.
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