IL CERCHIO E IL 77

Fin dalla remota antichità, l’uomo ha cercato un modo semplice per comunicare e lo ha trovato nei simboli di quella scienza sacra che è la geometria, la struttura con la quale tutto l’universo è costruito. Il simbolo è il linguaggio della Natura.

Il primo di questi segni è il cerchio. Sappiamo che la caratteristica che subito viene all’occhio osservandolo è che ogni punto della circonferenza dista in uguale misura dal punto centrale e questo è vero anche se portiamo il cerchio nelle tre dimensioni trasformandolo in sfera. Questo indica il solido equilibrio. Tra il punto centrale e i punti periferici avviene un continuo scambio che genera la vita all’interno dello spazio, indicando il perfetto equilibrio che si stabilisce nella dinamicità.

Quando portiamo il cerchio nella quotidianità, lo associamo alla ruota che gira, qualcuno vede la ruota karmica, altri la ruota del tempo. Ma la ruota ha un perno centrale che la fa girare, diventando il numero 1, mentre il cerchio esterno è lo zero. La proiezione del numero 1 su un piano è un punto e allora noi vediamo il glifo del Sole. Zero e uno sono l’espressione di femminile e maschile che nella loro unione si ottiene la pienezza, si ottiene il proprio regno. Lo zero è organizzato dall’uno che riceve, così, il senso di esistere. Quando ci si separa dal centro, dall’uno, si rimane uno zero.

Il punto centrale irradia, perciò, il suo movimento è rettilineo, è il movimento elettrico, l’intelletto, il cerchio è il magnetismo, il movimento circolare; in questo modo i raggi respingono e danno, il cerchio attira e prende. L’equilibrio è quando esistono entrambi; significa essere un cerchio con il punto centrale.

Per i druidi, il cerchio era il simbolo più importante, arrivando a costruire anche siti megalitici dove operare i propri riti. L’asse dei solstizi è lo spirito del tempo, quello degli equinozi è lo spirito dello spazio, poi aggiungevano altri due assi intermedi che sono l’asse che va da nord-ovest a sud-est che è lo spirito del viaggio di antenati e discendenti, e l’asse che va da nord-est a sud-ovest che è lo spirito della tribù che riferisce al retaggio culturale. Ma al centro c’era l’anima che viveva e si muoveva tra tutti questi influssi.

Il numero 77 in ghematria caldaica rivela una serie di informazioni interessanti: è Ghichon, un fiume che insieme a Tigri, Eufrate e Pichon usciva dall’Eden e che oggi probabilmente non esiste più. Mi viene da collegarlo a un fiume di conoscenze che oggi arrivano da altri piani. È anche il cuore di Adamo, il Cuore dell’Albero della Vita. È la fortuna, è l’essere vivo, è anche una ricerca inquieta, ma è trionfo e un grande salone che mi richiama il cerchio.

In ghematria araba, diviene il numero 5, il numero della lettera Hey, l’ariete. Il 5 è vapore ma anche fantasma, tutto ciò che cresce e si propaga, come la vegetazione, lo spirito che si presenta a noi sotto forma di fantasma per portarci a germogliare come una nuova vita. È lo spirito che attiva gli esseri.

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