CHI ERANO I DRUIDI?

Ipotizzare l’origine dei druidi ha un fascino antico. C’è chi dice che arrivassero da occidente e chi dice da oriente: giunsero da Atlantide? Proviamo a dare una risposta secondo le tradizioni esoteriche e dando un senso alla storia.

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In Atlantide, i maghi avevano svelato i misteri della natura e agivano in armonia con la sua potenza. Questa magia, a un certo punto, si divise e vi furono i sostenitori di quella che oggi chiamiamo magia bianca e i sostenitori della magia nera; la guerra di Atlantide fu la guerra di questi due gruppi di maghi, quelli che vedevano la Natura come la Madre Divina e utilizzavano i suoi doni per il benessere di tutto e tutti e quelli che vedevano la Natura come la Tentatrice Satanica con profferte di dominio e potenza crudele.

Sappiamo che ad un certo momento della storia, Atlantide si inabissò e con sé portò i maghi neri che rimasero stretti al potere temporale, mentre la saggezza dei maghi bianchi li spinse a mettersi in viaggio sia verso Occidente che verso Oriente. Sbarcarono a ovest nelle coste americane e a est nelle coste irlandesi e della Gran Bretagna.

Sembra, dunque, che la grande saggezza dei druidi sia giunta dai Templi di Atlantide. Se questo è vero, risulta chiaro perché le dottrine dei druidi e degli indiani d’America siano simili. Non ci sono fonti storiche che riportino l’origine atlantidea dei druidi, ma ci sono miti che raccontano di inondazioni che ricoprono la Terra, come anche i racconti del Graal parlano di fatti come quelli accaduti in Atlantide. La violenza analitica del maschile viene contrastata dalla potenza vendicatrice delle acque del femminile. Un ripetersi di queste forze l’abbiamo oggi con lo sciogliersi dei ghiacci polari che innalzano i livelli dei mari.

Le storie dei celti raccontano come siano giunte in Irlanda sei razze dall’ al di là della nona onda, ovvero il confine delle terre al di là delle quali si estendono i mari neutrali; queste sei razze sono la Compagnia di Cessair, la Compagnia di Partholon, il popolo di Nemed, i Fil Bolg, i Tuatha de Danaan e i Milesii. Questo lo troviamo nel Libro della conquista dell’Irlanda, ma sono i Tuatha de Danaan, detti anche i Figli di Danu o Dana, a prendere dimora nelle colline dei sidhe. Alcune di queste popolazioni avrebbero proseguito a est, a sud e a nord, per poi ritornare indietro generando la seconda onda di conquista.

Ci sono anche fonti essoteriche che parlano dell’origine dei druidi come i testi classici; sono questi, infatti, le prime fonti che citano i druidi, altre provengono da Galles, Scozia e Irlanda, ma sono più tarde delle classiche partendo dall’ottavo secolo dell’era volgare. Questi testi racchiudono racconti degli eroi e codici di leggi e, anche se trascritti da monaci cristiani, riportano un quadro affidabile del mondo druidico precristiano. I testi riportano ciò che veniva tramandato da bocca a orecchio. Tra i testi più famosi ci sono il Libro Bianco di Rhydderch e il Libro Rosso di Hergest dai quali sono state tratte le fiabe del Mabinogion, le Triadi Gallesi che ripercorrono l’addestramento dei bardi, i Carmina Gadelica di Alexander Carmichael che rappresentano la testimonianza della capacità delle tradizioni di sopravvivere per migliaia di anni.

Tutti questi testi hanno sì avuto un’influenza continentale e cristiana nella loro stesura, ma hanno mantenuto lo spirito delle popolazioni celtiche.

Ci sono anche i dati archeologici che ci indicano molto dei celti e dei loro druidi. Sono state ritrovate iscrizioni ogamiche nel Galles e in Irlanda, iscrizioni dedicate a dèi e dee in Gallia e vario materiale iconografico inciso su legno e pietra con raffigurazioni di animali e persone che risalgono al sesto secolo prima dell’era comune. Il druidismo si è protratto per millenni, dal neolitico a tutto il periodo celtico. Sono state trovate testimonianze archeologiche di comunità agricole risalenti a 6000-7000 anni fa in Gran Bretagna, Irlanda e nelle Isole Orcadi e che eressero i megaliti e i monumenti di pietra che oggi noi possiamo ammirare, strutture erette servendosi di conoscenze matematiche sofisticate, conoscenze oggi conosciute come pitagoriche ma precedenti all’avvento di Pitagora.

Le strutture megalitiche le troviamo in tutto il mondo, dal Tibet al Giappone, dalla Corea al Madagascar, e in moltissimi altri luoghi. Perché sono strutture simili? L’archeologia indica questa architettura come la struttura più semplice da erigere, la psicologia ci parla di inconscio collettivo, l’esoterismo dei sopravvissuti di Atlantide, degli Iperborei e dei Lemuriani. L’ipotesi meno attendibile è quella delle migrazioni da sud o da est considerato che i megaliti dei druidi sono più antichi di quelli trovati in quelle zone. Furono i druidi antichi a erigerli.

Ma chi erano, dunque, i celti che annoveravano tra loro i sapienti della quercia? Innanzitutto, l’origine della parola Celti è controversa. Sembra sia una parola che identificava una grande varietà di tribù più che un termine che indicava una popolazione. Infatti, i Celti erano divisi in clan, in tribù, e spesso erano anche molto diversi tra loro, ma che condividevano lingua, abitudini, stili di vita, celebrazioni, conoscenze della natura e del cielo e molto altro. Tuttavia, l’ipotesi più accreditata è che i celti fossero discendenti dei popoli dei Vasi Campaniformi e dei popoli delle Asce da Combattimento; queste due popolazioni si fusero al centro dell’Europa intorno al II millennio avanti era volgare dando origine alle culture note come Unjetice, dei Tumuli e dei Campi di Urne. È quest’ultima che può essere considerata proto-celtica, denominata cultura di Halstatt; più tardi lasciò il posto alla cultura di La Tène che avanzò fino al giungere dei Romani.

Il professor Renfrew dell’Università di Cambridge sostiene un’origine più antica, quella che vede le culture parlanti lingue indoeuropee raggiungere l’Europa e la Gran Bretagna circa 6000 anni fa ed espandendosi anche a est fino all’India. Dèi e riti celtici e indiani sono molto simili, avendo in comune la lingua di origine sanscrita. Dal punto di vista cultuale, le somiglianze riguardano la sacertà e l’importanza dell’acqua, l’offerta di sacrifici, il simbolismo religioso di alcune armi, utilizzo di motivi circolari e a spirale nell’arte religiosa, il calendario, l’osservazione astrologica, la sacertà del fuoco, la natura sacra del numero tre.

Possiamo concludere con la considerazione che il druidismo è una tradizione, una serie di credenze e pratiche che trovano i progenitori negli indoeuropei e nei costruttori dei megaliti. I saggi della quercia conoscevano la matematica, l’astronomia, tecniche e filosofie che confluirono nelle tre figure dei bardi, ovati e druidi.

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