La parabola dei talenti è un insegnamento molto potente e indica che ciò che ci viene dato va messo al servizio per imprimergli un plusvalore, altrimenti, ci verrà tolto per offrirlo a chi un valore lo sa attribuire. È una legge universale, ineludibile, perché nell’universo non ci sono sprechi ma ogni cosa ha un ruolo, uno scopo, un’utilità; l’inutile è trasformato in concime, in carburante da bruciare o da far fermentare togliendone la funzione originaria.
I talenti hanno molteplici aspetti. Sono doti naturali che vanno sviluppate e che permettono di perseguire lo scopo, di vita o la realizzazione di un progetto, sono responsabilità da assumersi, sono strumenti che portano soddisfazione, ovvero l’essere pieni di azioni utili per un risultato eccellente. Ma i talenti, nella parabola, sono anche monete d’oro. L’oro: il completamento della Grande Opera alchemica, il metallo nobile che rappresenta il sovrano illuminato, il peso da sostenere affinché tutto si manifesti con coerenza e integrità; è il metallo incorruttibile, indeteriorabile, forgiato in lingotti in sezione aurea che è la matematica della vita.
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