Mabon, più comunemente noto come l’equinozio d’autunno, è una delle quattro celebrazioni solari dell’anno druidico. Il druido guarda all’anno come a un dramma sacro.
Mabon prende il nome dal figlio di Modron, druida e mezza dea. Il mito di Mabon ci indica che questo è il periodo dell’abbandono consapevole, del lasciar andare, come fanno le foglie che si staccano dall’albero senza dolore per continuare il proprio viaggio macerando nella terra e rinascere come nuova linfa vitale.
E così, simbolo di Mabon diviene l’ingresso nella grotta per le iniziazioni ai misteri del buio, oppure il labirinto da percorrere attraverso i passi e l’insegnamento dei tre animali sacri che salvano lo stesso Mabon: il gufo, il salmone e l’aquila. Nel labirinto entriamo per perderci e disorientarci, entrando in contatto con il nostro io più profondo e questo ci aiuta a trovare i semi che utilizzeremo da adesso in tre modi: scopriremo quali mettere in dispensa per passare indenni l’inverno, quali mettere a dimora nella terra affinché a ostara, l’equinozio di primavera, possano germogliare e fruttare il prossimo ciclo, e quali far macerare e fermentare per generare l’alcol, ovvero, lo spirito. Mabon diviene, dunque, il momento dei bilanci.
Questo è anche l’inizio della caccia; la natura si ritira e tutto secca e la luna è chiamata, per questo motivo, la luna del sangue, oppure luna della caccia, o luna delle foglie che cadono. Alcuni animali migrano, altri vanno in letargo, gli altri diventano potenziale cibo per gli uomini in un ciclo che per il druido è sempre perfetto.
Il calendario ogham ci dice che l’albero del giorno di Mabon è il pioppo bianco che rappresenta il cammino verso una nuova vita, dalla morte alla rinascita; è il confine tra la terra e il mondo degli inferi.
Il Green Man sorto a ostara e manifestatosi a beltane segna l’inizio del foliage e scende nel mondo sotterraneo.
Con Mabon prende il sopravvento l’energia del femminile con le ore di buio che superano quelle di luce.
