Nel suo nono album, il maestro Franco Battiato auspica un ritorno all’era del cinghiale bianco. Cosa significa? Cos’è il cinghiale bianco?
Andiamo, innanzitutto, a leggere il testo della canzone che porta lo stesso titolo:
Pieni gli alberghi a Tunisi
Per le vacanze estive
A volte un temporale
Non ci faceva uscire
Un uomo di una certa età
Mi offriva spesso sigarette turche, ma
Spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco
Spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco
Profumi indescrivibili
Nell’aria della sera
Studenti di Damasco
Vestiti tutti uguali
L’ombra della mia identità
Mentre sedevo al cinema oppure in un bar
Ma spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco
Spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco

Il cinghiale era chiamato Torc dai Druidi. Il cinghiale significa lo spirito guerriero, la leadership, il comando. È l’incarnazione della Madre Cosmica, se è albina è la benedizione della madre cosmica. Il bianco è la luce che si fa carne. Ecco, dunque, che l’era del cinghiale bianco diviene l’origine, il momento da cui tutto ha inizio, un momento di nuovo dopo aver lasciato il vecchio pesante, inutile, tossico.
Al cinghiale sono associati l’artemisia, il soffione e l’asparago selvatico.
Il cinghiale introduce allo spirito guerriero indicando una direzione. È potente e selvaggio e chiama a entrare nella foresta per scoprire il segreto del mondo e di noi stessi. Dice di percorrere il sentiero che fa conoscere l’animale che incarna il potere selvaggio e incontaminato.
Il cinghiale rappresenta la Dea e la sua pelle guarisce, ispira la musica e la poesia, ispira ad essere una guida. Dice di utilizzare il potere selvaggio per guarire ed entrare in introspezione aiutando il mondo a fare altrettanto. Indica, però, anche la perdita della direzione, come concetto anche di follia. Merlino, nel suo periodo di pazzia, pascolava i porci. Follia e visione interiore sono spesso associate, perché a volte dobbiamo affrontare il fondo per far entrare qualcosa di grande nella nostra vita.
Il cinghiale è l’emissario della Madre Terribile che è l’Iniziatrice. La distruzione precede la rinascita e la ricostruzione. Il cinghiale è l’eroe, il guerriero che incanala il potere distruttivo naturale.
Al cinghiale è anche associato da sempre il pettine. Le donne partorivano appoggiando i piedi alla pietra del cinghiale per assorbirne il potere.
Incontrarlo indica litigi, guerriglia di bosco, dice di non andare per il sottile, non essere delicato. La femmina è l’abbondanza con la guerra. Il cinghiale bianco è, invece, la benedizione della Madre Cosmica.
Per i celti il cinghiale rappresenta il sacerdote, colui che fa da ponte tra i mondi. Il cinghiale Cian è il padre di Lugh, dio della luce che dà il nome alla celebrazione di Lughnasad del 31 luglio e 1 agosto, la celebrazione dell’abbondanza attraverso il raccolto.
Rappresenta l’autorità spirituale ed è spesso in relazione con i druidi. La sua caccia rappresenta la supremazia del potere temporale sullo spirituale. È forza e vigore e la sua caccia, per catturarlo, indica l’intelligenza che domina sugli istinti primordiali. È anche simbolo di vendetta. Veniva sacrificato e mangiato, insieme al maiale, nelle feste celtiche di samhain.
I norreni avevano tre tipi di guerrieri associati agli animali: i Berserker, che erano i ferocissimi uomini orso, gli Úlfheðnar, che erano gli uomini lupo, e gli Svinfylking, che erano gli uomini cinghiale e la loro caratteristica era la sorpresa.
Cos’è dunque questa era?
La Madre Cosmica è l’origine del mondo, colei che genera vita, la nutre e ne permette l’evoluzione. Il bianco è la luce primordiale, contiene tutte le frequenze, non fa distinzione tra l’una e l’altra, ma è sia l’una che l’altra. È l’era in cui tutto si manifesta per ciò che è, l’accoglienza dell’esistenza senza resistenza, il fluire con gli eventi senza farsene travolgere.
Ogni cosa esiste per amore del divino, quell’amore che muove il sole e le altre stelle. È abbondanza, fertilità, prosperità. È essere se stessi, nessuna imposizione, nessun condizionamento; è esprimere l’essenza generando sostanza da condividere, non per profitto ma per amore, perché è la vita, è la Natura delle cose.
L’era del cinghiale bianco è l’era della saggezza divina che manifesta se stessa. Alcuni la chiamano età dell’oro, ma è un’era ancora più pura: è l’era in cui il potere dello spirito sovrasta quello temporale, l’era della sacralità della vita e dell’esistenza, l’era della sorpresa che fa meravigliare in ogni istante.
