INDIPENDENZA E LIBERO ARBITRIO

Divenire indipendenti è un insieme di azioni e non azioni che permettono di rimanere sul sentiero mantenendo il focus senza essere deviati da fenomeni naturali o artificiali, senza trovare in essi una scusa per lamentarsi invece che trovare uno scopo per raggiungere il traguardo prefissato.

Partiamo, innanzitutto, dalla definizione di dipendenza. Ci dice il dizionario etimologico che dipendere significa essere appeso, attaccato; provenire, prendere origine, discendere come conseguenza, essere in necessaria relazione. Cosa vuol dire, allora, essere indipendente? Innanzitutto, non aver più necessità di un legame con l’oggetto dell’origine. Indipendenza è il saper essere se stessi all’interno del gruppo, è definire i propri confini all’interno dei quali nessuno può accedere se non autorizzato; indipendente è colui che si basta da sé, che sceglie la relazione, non ne è sottoposto; indipendente è colui che conosce le leggi naturali e universali, le sa riconoscere e fluisce in esse, non le contrasta, non tenta di gestirle o manipolarle, ma diventano uno strumento utile per il proprio libero arbitrio.

E il libero arbitrio è l’espressione più manifesta dell’indipendenza. Libero arbitrio non è fare ciò che si vuole quando si vuole; libero arbitrio è l’abilità intrinseca di decidere quale azione compiere in una determinata situazione; libero arbitrio è scelta consapevole e la scelta si propone quando ci sono delle opportunità limitate nelle quantità e qualità, nel tempo e nello spazio. Quando c’è illimitatezza, non è necessario il libero arbitrio.

L’essere umano ha una missione, personale e condivisa con l’umanità, che è in sintesi la pratica dell’insegnamento del Cristo che dice: «Ama i tuoi nemici e prega per i tuoi persecutori».

Questa frase racchiude in sé il potere degli uomini come esseri verticali, lo sviluppo dell’amore incondizionato come conseguenza reale di aver acquisito il libero arbitrio. Quando ami sei libero.

L’uomo comune è in estrema difficoltà ad operare in libertà. Nonostante ne sia particolarmente convinto, in realtà le scelte avvengono, nella maggior parte dei casi in meccanicità e condizionamento mentale ed emotivo, generando continui autosabotaggi. L’anima si incarna in un corpo materiale, ferendosi e questo le consente di sviluppare la libertà di scelta: rimarginare la ferita fino a ricostituire un unicum, oppure rimanere dipendente e vittima del proprio dolore di personalità.

Ognuno di noi che genera in ogni istante con le azioni, o le mancate azioni, operate verso se stessi e il mondo, fisico ed energetico, il proprio destino. Il destino è ciò che è stato programmato, ma la programmazione può essere modificata. Dobbiamo ribellarci, ossia tornare alla bellezza, l’armonia, quella sephira che il glifo dell’albero pone al centro, il cuore dell’uomo e di ogni cosa che esiste. Iniziando a percepire bellezza in ogni cosa, quella bellezza diverrà reale.

Agire in libero arbitrio significa affidarsi totalmente alla divinità che siamo, nel rispetto dell’educazione rappresentata dalla frase: “Sia fatta la tua volontà”, dove per tua è intesa quella dello spirito, la parte divina in noi, la scintilla divina. Significa abbandonarsi al e così è.

L’uomo è un tutt’uno di corpo e mente, identificato con un nome, un ruolo e una forma. Ma utilizzando questi elementi diviene consapevole della coscienza che è.

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