Parlo qui dei 12 strati del DNA come riportati da Lee Carroll a seguito di una serie di canalizzazioni di Kryon. Il titolo del libro è appunto I 12 strati del DNA, un libro che ho trovato assolutamente straordinario per la ricchezza di dettagli contenuti. In questo frangente ne faccio una sintesi, con invito ad approfondire l’argomento con la lettura del libro.
Per onor di cronaca e per chi ancora non conoscesse Lee Carroll, fornisco alcuni dettagli. Lee Carroll è stato fino al 1989 un imprenditore americano, laureato in ingegneria del suono. In quell’anno inizia a ricevere queste canalizzazioni dall’entità del Servizio Magnetico chiamata Kryon, inizia diciamo così una nuova vita. È stato anche chiamato all’Onu per una conferenza per presentare Kryon ed ebbe enorme successo in quell’occasione. I libri sono stati tradotti in oltre 20 lingue e l’argomento più conosciuto è quello dei bambini indaco. Kryon è canalizzato da tre persone al mondo, tra cui l’italiano Angelo Picco Barillari. I 12 strati del DNA è un libro di 11 anni fa ma estremamente attuale che mi ha sempre affascinato, sia per la modalità di trattazione, sia per gli spunti interessanti che si ricollegano agli studi sul DNA fantasma, sugli studi sul DNA spazzatura cosiddetto junk, sia per le informazioni che si collegano alla fisica quantistica.
Iniziamo questo affascinante argomento con un’introduzione al tema. Watson e Crick scoprirono questa splendida forma spiralica a doppia elica divenuta il simbolo della capacità che abbiamo di scrutare noi stessi in profondità, di percepire la bellezza e la perfezione delle funzioni che regolano la vita. Noi siamo infatti esseri senzienti. Il Progetto Genoma Umano ha spiegato perfettamente come si genera l’essere umano nella sua anatomia e fisiologia, ma ancora una volta la modalità dello sviluppo esistenziale rimane sconosciuto. Per far questo, dobbiamo avvalerci di altre conoscenze più sottili, entrare in campi di esistenza diversi dalla materia e riusciamo così a rispondere a domande come:
- Perché esiste la vita?
- Perché affrontiamo la vita ognuno in modo diverso?
- Chi siamo?
- Dove andiamo?
- Da dove veniamo?
Tutte domande che ognuno di noi declina in modalità diverse, tutte reali, ognuna affascinante in se stessa. Questo progetto ha aiutato anche a comprendere il ruolo del cosiddetto DNA spazzatura, ovvero indica il libretto di istruzioni del DNA codificante. La comprensione di questo libretto ci fornisce informazioni importanti e fondamentali di come si sviluppa la vita cosiddetta organica, un ‘evoluzione ciclica, come quella dell’uroboro che simboleggia proprio il cerchio della vita attraverso schemi ciclici ricorrenti noti anche al mondo alchemico della tradizione ermetica. L’esistenza in realtà si sviluppa attraverso la spirale ermeneutica, di cui però non faccio qui trattazione, ma la cito poiché la geometria fondamentale del DNA è una spirale.
Secondo la teoria delle Superstringhe, esiste un universo con 10 dimensioni: le tre spaziali, quella temporale e altre sei dimensioni che rimangono nel mondo dell’invisibile ma che partecipano alla manifestazione della natura. Rimangono nel mondo dell’invisibile poiché a oggi siamo privi di strumenti che le rendano “visibili” e quindi anche descrivibili in termini di percezione sensoriale. In realtà, per Kryon, le dimensioni del DNA sono 12, come andremo a trattare tra poco. Per comprendere il campo di azione di queste dimensioni basta andare a leggere alcuni studi e ricerche come quelle di Garjaev e di Poponin. Al CERN di Ginevra, il progetto ATLAS sta cercando di dimostrare che l’atomo è costituito di 11 dimensioni. Come vediamo, ormai gli scienziati non si accontentano più di accettare paradigmi limitanti.
In biologia quantica metafisica, il DNA è così definito: acido desossiribonucleico la cui struttura a doppia elica è formata da meno del 5% di istruzioni biologiche per la formazione della genetica del corpo Umano, mentre per più del 90% è costituita da energia e informazioni quantiche che definiscono l’aspetto sacro della vita, il Registro Akashico e la divinità all’interno dell’Essere Umano. Dalla sola definizione comprendiamo come il DNA sia un elemento straordinariamente affascinante che non si limita a qualcosa solamente di anatomico, ma un insieme di livelli di esistenza molto più complesso.
Entrando nel vivo del libro, Lee Carrol ci indica, tramite Kryon, che il DNA è costituito da 12 energie o strati con un nome ebraico ciascuno che rappresenta un nome di Dio, un’energia numerologica e una complessa interazione con gli altri strati. Il DNA è un sistema, ogni strato non è diviso dagli altri, ma fuso insieme. Per meglio comprendere, faccio un esempio alquanto profano in relazione alla sacralità del DNA, ma è importante capire il concetto. È come un minestrone: mettiamo tutti gli ingredienti e sono ancora distinguibili, ma nel momento in cui frulliamo il tutto, la carota non è più separabile dal sedano o dalla patata. Questo per comprendere appieno il concetto. Qualcuno si chiederà come mai i nomi sono in ebraico. La risposta di Kryon è che l’ebraico è la lingua originaria della concezione monoteistica, ovvero del dio unico delle tre religioni monoteiste; inoltre, l’ebraico risuona con la vibrazione degli strati del DNA, non per il significato letterale. Mi scuso già da ora se la pronuncia non sarà condivisa da tutti.
Kryon ci dice che la parte relativa alle tre dimensioni spaziali è racchiusa in un (% di DNA, il resto è multidimensionale. Per Kryon, tutto ha base 12. Aggiungo io qui: infatti siamo in un paradigma basato su carbonio 12 e il 12 con il 7 è il numero che indica la natura umana nei suoi cicli. Tra l’altro, sembra che l’umanità si stia lentamente evolvendo in un paradigma in base carbonio 7. Ma questi sono aspetti a parte.
Da dove origina questo DNA? Voglio fare un breve accenno a questo. La prima vera civiltà umana fu Lemuria, quella che nella tradizione teosofica è definita la terza razza radice, poiché la prima era la protoplasmatica e la seconda la iperborea, entrambe non ancora dotate di un vero corpo materiale. Il continente si estendeva nelle montagne più alte, non per emersione dal mare, ma contando dalle pendici alla vetta e che oggi riconosciamo nelle vette che spuntano dal mare e che costituiscono le Isole Hawaii. Sembra che ad un certo punto i Pleiadiani si unissero con gli umani donandoci il loro DNA divino, prima non appartenente appunto alla razza umana. Sembra anche che ciò avvenisse tra 250.000 e 200.000 anni fa. Questo combacia con uno degli anelli mancanti dell’evoluzione umana. Mi fermo qui, intanto, ma ci sono molti libri e siti che parlano di questa cosa.
Il nostro DNA è suscettibile alla ricerca di informazioni esterne che inviano istruzioni; è quindi, sempre in ascolto. Come agisce dunque? Semplifichiamo il processo di acquisizione informazioni e azione successiva:
- il DNA è nelle cellule e le cellule sono in ascolto nell’attesa di istruzioni
- il DNA ascolta la coscienza umana per riferire alle cellule cosa fare
- se non parliamo alle cellule, il DNA rimane in stand-by e gli automatismi fanno tutto
- il DNA ascolta sempre, perciò, selezionate ciò che dite
- tutto ciò che succede alla personalità, dipende dalle informazioni piuttosto che dalla chimica
- il DNA decide quali energie attivare, in base all’intento che abbiamo. DNA e personalità sono sintonizzati con le nostre azioni, emozioni e pensieri.
Il DNA ha un campo elettromagnetico che induce tutte le cellule a comunicare tra loro e a rendere l’essere umano un sistema sacro. Noi possiamo interagire con il DNA ed è anche possibile attivare uno strato rispetto a un altro, ma sarà sempre il DNA a decidere qual è lo strato, o gli strati, da attivare in base all’informazione che riceve.
E passo ora a trattare i vari strati del DNA. Kryon li divide in quattro gruppi, ognuno di tre strati, poiché hanno funzionalità simili pur nella loro diversità chiamiamola operativa.
Il primo gruppo è definito gli Strati del radicamento e sono l’Uno, il Due e il Tre. Sono gli strati delle energie più vicine alla nostra capacità di comprensione. È il radicamento che crea le fondamenta della comprensione. 1+2+3 fa sei che è l’energia del sé superiore.
Lo strato Uno è lo strato biologico. Il numero Uno indica i nuovi inizi. È il numero del sé e dell’unità. Coglie ciò che è multidimensionale, lo trasforma in informazione e quindi in azione. È ricevitore e trasmettitore di tutto ciò che siamo. È l’unico che vediamo nelle 3D. L’essere umano è il creatore stesso, non una sua creazione. È lo strato dell’intenzione trasposta alla mente conscia; attiva il 5-8% del DNA che serve per la produzione proteica. Le informazioni sono poi veicolate a TUTTE le cellule. Solo l’essere umano può modificare la propria struttura attraverso la volontà. Quando il DNA di una cellula riceve un’informazione, la conoscenza confluisce simultaneamente in tutte le cellule. Un consiglio fondamentale è di parlare alle proprie cellule perché il DNA è in ascolto. Questo strato favorisce la comunicazione con gli altri strati.
Il nome ebraico è KETER ETZ CHAYIM, che può essere tradotto in: l’Albero della Vita. rappresenta la struttura chimica del DNA e i mattoni della vita sulla Terra.
Lo strato Due è lo strato delle lezioni di vita. Il numero Due indica la dualità, l’umano rispetto al divino, la polarità. Questo strato risponde alle domande chi siamo e perché siamo qui. È la scoperta di chi siamo e di cosa è importante cambiare. Si tratta del concetto di karma, il pilota automatico che guida gli umani. Esso crea un solco nel quale cadiamo, per esempio generazioni continue di figli che praticano il lavoro dei genitori. Racchiude compiti incompleti, passioni e rapporto con la famiglia e le altre persone. Il karma non è un sistema di ricompensa e punizione, ma una modalità di comprensione attraverso la scelta e l’assunzione di responsabilità per quella scelta. Le lezioni di vita sono individuali e non di gruppo, anche se siamo all’interno di un sistema di interazione. Una volta appresa la lezione, rimane in eterno. Elenco quelle descritte da Kryon:
- imparare ad amare;
- imparare ad ascoltare;
- imparare a ricevere;
- imparare ad amare se stessi;
- imparare ad esprimere la propria verità;
- imparare a non essere vittima;
- imparare a non farsi definire dagli altri;
- imparare a riconoscere la propria maestria;
- imparare a vivere con altri umani;
- imparare a non biasimare altri;
- imparare a uscire dalla dualità, ovvero sganciarsi dal proprio karma;
- imparare a prendersi cura di sé più che degli altri;
- imparare a meritare di essere qui e di non essere nato impuro.
Il nome di Dio è TORAH ESER SPHIROT, che qui è tradotto con “lo Schema Divino della Legge”. Per legge si intende la modalità con cui funzionano le cose. Quando intendiamo dualità, ci si riferisce alla parte biologica e al frammento divino, due elementi della stessa entità. Quando le due parti sono in equilibrio, la lezione di vita è chiara.
Lo strato Tre è lo strato dell’ascensione e attivazione. Il numero Tre è il catalizzatore, è potentissimo poiché è la creatività e la gioia del bambino interiore. Il nostro DNA è attivato per circa il 30%; i grandi maestri spirituali, invece, lo attivano al 100%, ecco perché hanno un’influenza sull’umanità. Il DNA accende ciò che già gli appartiene. Quando si parla di ascensione ci si riferisce al spostarsi a un’altra modalità esistenziale senza conoscere la morte come la conosciamo ora e nel DNA ci sono tutte le informazioni per procedere. Avviene quando si modifica la persona nell’essenza. Attivare queste informazioni significa indurle all’azione. La chimica viene diretta alla creazione di ciò che la coscienza indica. L’attivazione avviene tramite vibrazioni opportune. Con questo strato, la cellula è potenziata, il pensiero è equilibrato, salute e coraggio si sviluppano in modo potente. Il nome ebraico è NETZACH MERKAVA ELIYAHU che viene tradotto con “Ascensione e attivazione”. Il terzo strato può essere definito lo strato dell’azione.
Il secondo gruppo è definito gli Strati della divinità umana e sono il Quattro, il Cinque e il Sei. Si passa ad un livello più quantico. 4+5+6 fa sempre 6 e in numero 6 è proprio in questo gruppo. Ne comprenderemo a breve l’importanza.
Gli strati Quattro e Cinque verranno trattati insieme, poiché sono gli strati del nome angelico e non sono divisibili. Il Quattro è il numero dell’energia di Madre Terra; riguarda il mondo fisico, la comprensione e il fondarsi su una struttura. Il Cinque è il numero del Cambiamento; retto in astrologia da Marte, è il numero dell’accelerazione.
Il nome non va inteso nell’accezione identificativa della lingua della Terra, ma in senso di gruppo animico-quantico. Quando noi co-creiamo coinvolgiamo anche altri esseri umani. procediamo con logica. Una nascita sulla Terra, prevede che non sia solamente con quella che viene chiamata part divina, ma necessita di una modifica per permettere di vivere qui. Ci dividiamo in più parti. Ci viene insegnata una separazione tra Sé divino e Sé umano, dove il primo si trova in qualche posto al di fuori. In realtà, esso è nel DNA, insieme anche a quelli che chiamaiamo guide o angeli. Quindi, noi siamo un gruppo animico. Quando ci modifichiamo in seguito a un percorso spirituale, le guide si ritirano; in realtà, siamo divenuti coscienti di esserlo, anche se vi è un periodo intermedio di sconvolgimenti. È il periodo in cui le persone si allontanano perché non accettano il nostro cambiamento, non sono adeguate alla nuova vibrazione. Quando tutto si riassesta, le guide “tornano”, le si percepisce di nuovo. L’essere umano si accorge lentamente di quanto sia immerso nella sacralità. Un altro aspetto da considerare è che, una volta nati in questo mondo, una parte di noi, però, è rimasta dall’altra parte del velo. Infatti, in media, l’umanità ha fiducia di una vita dopo la morte e ricerca quell’intuizione. Il ruolo di questa parte è di essere un ponte per la maestria personale e di aiutare la co-creazione. Una parentesi importante: la co-creazione ha i suoi tempi, mai quelli che ci aspettiamo noi.
Il nome angelico è l’energia del riconoscimento e del rispetto per il frammento di Dio che siamo. In questo nome si riconosce l’integrità di tutte le parti divise e l’insieme delle informazioni akashiche.
I nomi in ebraico sono per lo strato Quattro URIM VE TUMIM che viene tradotto con Luce e Potere; per lo strato Cinque, invece, ALEPH ETZ ADONAI, tradotto in Essenza dell’Energia del Cristallo. I nomi sono il ponte verso l’altro lato del velo.
Il sesto strato è quello del Sé superiore. Il numero Sei è la sacralità, è comunicazione, armonia, equilibrio e amore. Questo strato permette di percepire il divino in noi, è il collegamento con l’altro lato del velo. Uomo e Dio non sono separati, non sono a sé stanti. Dobbiamo uscire dalla linearità e comprendere che siamo più ampi di quello che crediamo. La parte divina dimora nel DNA ed è sempre disponibile. Un’attivazione di questo strato può essere inizialmente frustrante, perché alcune emozioni possono essere incontenibili, provocando disagi come mal di testa, insonnia o dolori allo stomaco. Vi è una rivoluzione interiore totale, che coinvolge tutto il corpo proprio perché il DNA è in ogni cellula. Il consiglio è di parlare alle cellule e richiedere: datemi solo quello che posso assimilare e un po’ alla volta. In questo modo si è sempre certi di agire correttamente e i grandi cambiamenti sperati iniziano a concretizzarsi. È anche lo strato della preghiera o della comunicazione, che utilizza la sacra energia che appartiene a ognuno di noi.
Il nome ebraico è EHYEH ASHER EHYEH, tradotto in Io sono l’Io sono, anche se in realtà si traduce in Io sarò ciò che sarò, che ancora può essere intesa come Io sono Dio e in eterno sarò. Questa frase rappresenta il Sé superiore; superiore perché vibra più in alto.
Il terzo gruppo e quello degli Strati Lemuriani e comprende gli strati Sette, Otto e Nove. Questi strati parlano della storia della creazione e dell’akasha di cui il DNA è formato.
Lo strato Sette è lo strato lemuriano uno, lo strato del Senso Extra-Dimensionale. Il numero Sette è la divinità; rappresenta il Tutto, la perfezione, la vita come apprendimento. Questo strato racconta come l’essenza spirituale derivi dalle stelle. Il seme della conoscenza spirituale è stato introdotto nell’essere umano nel momento in cui ha sviluppato un intelletto che potesse accoglierlo, quindi a seguito di un’evoluzione importante. La Terra è il pianeta del libero arbitrio, perciò solo qui si sviluppa un determinato livello intellettuale. Qui, per libero arbitrio intendiamo la scelta consapevole di accettare il creatore all’interno di sé, ovvero esserlo, oppure subire il creato. L’essere umano può controllare anche la vibrazione di Gaia (a questo proposito riporto agli esperimenti fatti dall’Istituto Heartmath puramente scientifici). Per giungere a comprendere lo strato Sette è importante tornare a quanto detto all’inizio, ovvero che i pleiadi ani si sono uniti ai terrestri, non per conquista, ma per elevare l’umano stesso. Essi sono la forma di vita avanzata di questo universo. È una civiltà molto antica, evolutasi prima della nostra, con il compito di trasmettere la loro vibrazione ad altri umanoidi attraverso l’inseminazione della loro energia nel DNA umano, non tramite un lavoro esterno di laboratorio, ma di fusione attraverso la vibrazione. Loro conoscono leggi fisiche che noi dobbiamo ancora scoprire. La percezione della realtà umana è modellata su ciò che si conosce, mentre il male è modellato sullo sconosciuto. Fu Lemuria la prima civiltà a essere come noi. La sua lingua è perduta, anche se sopravvive nelle radici di quella hawaiana antica. Il nome ebraico è KADUMAH ELOHIM che viene tradotto in Lingua del DNA Originario e Divinità Rivelata. Ciò significa che la lingua di casa è nel DNA, ma per casa si intende la parte oltre il velo. In questo strato dimora la consapevolezza. Questo strato ha anche il nome lemuri ano: HOA YAWEE MARU tradotto in Divinità Rivelata. La divinità rivelata è l’insieme delle epifanie umane.
Lo Strato Otto è lo strato lemuriano due e rappresenta il registro akashico del Maestro. Il numero Otto è la concretezza, la struttura e la manifestazione. Per akasha si intende l’energia di Gaia collegata all’umanità. Gaia e l’umanità in questo aspetto non esistono separatamente. L’akasha contiene il registro di tutte le anime che sono state, sono e saranno sulla Terra. Ogni essere umano ha nel suo DNA il registro che gli appartiene, relativo a tutte le vite della sua anima. È l’energia personale che definisce chi si è in vita, non però dal punto di vista chimico, perché questo è definito dal DNA codificante. Questo registro rappresenta le istruzioni per collegarsi all’akasha principale. Il registro personale contiene anche il karma, ovvero il perché abbiamo scelto questa espressione di esistenza. Comprende tutte le sfide e funziona con lo strato Due, quello delle lezioni di vita. Estrarre dall’akasha significa sviluppare le capacità innate riconoscendo la maestria che ci appartiene, non per informazione esterna ma per esperienza. I libri dell’akasha non agiscono da soli, devono essere letti per poter praticare. perciò, tutto è già in noi, ma senza prendere quel libro e utilizzarlo nessun risultato è possibile. Il nome ebraico di questo strato è ROCHEV BAARAVOT che è tradotto con Cavalieri della Luce, con chiaro riferimento ai pleiadi ani che hanno cavalcato la luce delle stelle per seminare questo nel nostro DNA. Il nome lemuri ano è AKEE YAWEE FRACTUS che si traduce in saggezza e responsabilità, un invito a curare le cose pratiche prima di quelle metafisiche. Io aggiungo, le radici prima dei rami.
Lo strato Nove è lo strato lemuriano tre, lo strato della Guarigione, una guarigione frutto di un processo multidimensionale. Il numero Nove è il completamento, la sensitività, la veggenza e l’umanitarismo. Funziona con lo strato Uno, quello della chimica 3D. In realtà, avviene una guarigione senza produzione chimica e il processo è definito l’innata saggezza del corpo di conoscere e guarire. Profanamente parlando, le chiamiamo guarigioni miracolose. Lo strato Nove agisce tramite coscienza. Appartiene a questo processo anche il test chinesiologico: il corpo conosce tutto, al di là di un aggregato chimico e materiale, ma anche energetico. possiamo inserire qui anche la preghiera, la meditazione, la fede. Il sistema immunitario ha due diramazioni: la chimica 3D che si rifà allo strato Uno e la coscienza che si rifà allo strato Nove. Con una comunicazione dinamica dei sue strati, si vive a lungo e in salute. Il nome ebraico dello strato Nove è SHECHINAH ESH che viene tradotto in la Fiamma dell’Espansione. È in correlazione col lavoro di Saint Germain e la Fiamma Violetta.
Il quarto gruppo è composto dagli strati Dieci, Undici e Dodici e sono gli strati di Dio. Questi strati non fanno o indicano, ma sono.
Lo strato Dieci è lo strato di Dio uno ed è il credere nel divino. Il numero Dieci è un Uno, nuovi inizi. Non si tratta, in questo strato, di un richiamo a comprendere la propria divinità tramite un processo, ma di uno stato quantico, un elemento di fondo per essere chi siamo. Siamo dappertutto e da nessuna parte contemporaneamente. A livello mentale possiamo comprenderlo con il fenomeno dell’entanglement. In questo modo siamo impossibilitati a distinguere un livello di esistenza da un altro. Questo lo possiamo traslare sul credere nel divino e a percepire così la sincronicità. L’essere umano sta accelerando l’evoluzione e azioni prima fatte in gruppi numerosi e per lunghi periodi, oggi possono essere fatte in tempi più brevi e individualmente, soprattutto agendo nella quotidianità. Il nome ebraico dello strato Dieci è VAYIKRA che viene tradotto in il Richiamo alla Divinità o il Riconoscimento di Dio dentro di Sé. Il simbolo è l’infinito, poiché non vi è inizio e non vi è fine. Questo strato risponde al puro intento e alla compassione; non si risveglia pienamente se l’essere umano non lo chiede, non lo riconosce o non ne ha bisogno.
Lo strato Undici è lo strato di Dio due, la saggezza del divino femminino. Il numero Undici è un numero maestro che indica l’illuminazione. È lo strato della pura compassione e della Madre, energia di cui l’umanità era priva prima dell’intervento pleiadi ano. È uno strato quantico entangled con gli altri strati. Si sta verificando l’equilibrio maschile/femminile, sia energetico, sia fisico/materiale. La coscienza non è controllata dal cervello o dai geni, ma dalla subcoscienza di un’esperienza akashica. Questo equilibrio è già in noi, poiché in altre vite siamo sia maschi che femmine, è richiama il meglio dell’una e dell’altro. Il nome ebraico è CHOCHMAH MICHA HALELU che si traduce in Saggezza del Divino Femminino.
Lo strato Dodici è lo strato di Dio tre, Dio Onnipotente. Il numero Dodici è il numero Tre e in questo caso rappresenta la Terza Lingua, quella multidimensionale dello spirito. Lo strato è l’essenza del creatore, l’energia creatrice senza inizio e sena fine. Ogni essere umano è parte Dio e parte umana, eliminando così concetti di vendetta/celebrazione o punizione/ricompensa. Ogni umano è stato, è e sarà sempre, cambia la sua dimensionalità. Tornando al creatore, egli è amore incondizionato, proiettato alla vita. Questo strato è responsabile di “a sua immagine”. Il campo quantico umano si estende per otto metri. Questo strato può muovere le montagne, fermare le eruzioni e far vivere centinaia di anni, ma non lo crediamo possibile. Il potere divino è limitato solamente dalla paura perché disattiva il campo quantico, inducendo a uno stato di conservazione. Il nome ebraico è EL SHADAI tradotto in Dio Onnipotente. Il numero quantico è il 33, l’energia cristica.




