BARDI OVATI DRUIDI

Tutto per i druidi è tripartito e così anche loro erano organizzati in tre categorie con funzioni e compiti specifici e ogni gruppo aveva un addestramento specifico. Queste tre categorie sono i bardi, gli ovati e i druidi.

BARDI

I bardi erano i custodi della sacertà della Parola, quindi, i custodi della tradizione e della memoria del clan. Erano il primo livello di addestramento ma non per questo meno importante degli altri due gruppi. I migliori condividevano anche molte funzioni di ovati e druidi. Il loro addestramento era intenso e impegnativo durando parecchi anni. Era diverso nelle varie zone. Prendiamo l’esempio dell’addestramento irlandese che durava 12 anni attraverso un rigoroso percorso. Nel primo anno passava da Ollaire a Tamhan a Drisac, ovvero da Principiante assoluto, ad Aiuto-Poeta e infine Autore di Satire. Studiava la base dell’arte bardica che constava della grammatica, dell’alfabeto oghamico e di venti storie. Nei successivi quattro anni imparava 10 storie all’anno, cento combinazioni oghamiche, molte poesie e circa dodici lezioni di filosofia, le combinazioni di dittonghi, la Legge dei Privilegi, gli usi della grammatica. Se ancora in corso, al termine del sesto anno veniva chiamato Cli, ovvero Pilastro; allora studiava altre 48 poesie e 20 storie. Per i tre anni successivi diventana Anruth, ovvero Nobile Corrente, imparando altre 95 storie, con un repertorio di 175 storie in totale al termine del suo nono anno. Gli altri tre anni diventava Eces, ovvero Uomo di Cultura, poi Fili, Poeta e infine Ollamh, Dottore in Poesia. Al decimo anno imparava ulteriori forme e composizioni poetiche, all’undicesimo anno altre 100 poesie e al dodicesimo anno imparava 120 orazioni e le quattro arti della poesia diventando padrone o padrona di 350 storie. Nell’apprendistato portava un ramoscello di bronzo, al passaggio a Anruth aveva un ramoscello d’argento e ora come Ollamh portava il ramoscello d’oro. Questi ramoscelli portavano dei campanelli cosicché quando si faceva avanti per recitare un poema invitavano al silenzio ma anche invocavano l’aiuto dei regni interiori per animare i poemi e le storie.

Le scuole dei bardi sorgevano intorno a un capo poeta e ai suoi aiutanti e gran parte del tempo veniva impiegato per la memoria. Sembra che utilizzassero delle tecniche oggi conosciute come deprivazione sensoriale. Vivevano in ambienti spartani e spesso erano nell’oscurità per cercare ispirazione.

L’addestramento ricorreva non solo nell’imparare a memoria le storie di altri, ma anche a ispirarne di nuove, diventando maestri del ricordo e dell’ispirazione. Imparavano a memoria leggi, usi e genealogie della tribù. Mantenevano viva la tradizione e il retaggio ancestrale, ma pervenivano a una nuova conoscenza della potenza sacra del mondo manifestata attraverso l’ispirazione di sé e degli altri. Per comporre nuove storie utilizzavano l’invocazione e la deprivazione sensoriale. Tutto questo aveva lo scopo di risvegliare i poteri interiori che portavano a fenomeni di chiaroveggenza e di influenzare il mondo attorno permettendo di mantenere vivo lo spirito del druidismo anche quando iniziava a essere adombrato.

Il bardo era legato al sapere della parola che creava, sanava, nutriva, purificava, squarciava, univa, provocava, distoglieva, legava; era un sapere che il bardo acquisiva e utilizzava per sé, per gli altri, per gli dèi, per il re, per il druido. Era un servizio potente e indispensabile quello del bardo.

Qual è l’importanza oggi del lavoro dei bardi? Oggi l’uomo è sempre più alienato dalle proprie radici e dal suo passato; il druidismo tende a sanare questa alienazione ricollegandoci non solo al passato ma alla natura. L’opera bardica ci permette di ricollegarci all’Ottuplice Ciclo stagionale di mettere le radici nel nostro essere operando sia con il retaggio che è genealogia, mitologia e storia, sia con l’ispirazione che è creatività. Oggi la creatività è standardizzata, perciò è solo esteriore e non più interiore.

Nel percorso bardico, la creatività è sviluppata in modo indiretto attraverso l’energia delle otto date delle festività e i poteri dei quattro elementi che, nel cerchio, si trovano nei punti cardinali. I quattro elementi sono quattro aspetti dell’essere: la terra, che è la prassi e la sensualità, l’acqua, che è la ricettività e l’emotività, l’aria, che è il ragionamento, il fuoco, che è intuizione ed entusiasmo; operando su tutti questi aspetti, il bardo si apre alla sua creatività interiore. Così, supera gli schemi rigidi e le opinioni preconcette e, attraverso poesia e musica, si allargano i confini mentali, si aprono gli orizzonti suscita nuove energie.

Il ruolo del bardo è, dunque, la dissoluzione delle barriere, anche se solo per pochi istanti, ma questo ha generato un movimento, un cambiamento. Nel lavoro bardico non vi è un aspetto laico della poesia, bensì un’operazione di stampo sciamanico riconosciuta e adoperata. Creatività e ispirazione sono doni degli dèi. Questa potenza generativa avviene tramite rituali, visualizzazioni, preghiere, meditazioni, spiritualizzando, così, l’arte.

Cantare e danzare intorno al cerchio di pietre è collegarsi con l’antico potere; danze che si svolgono intorno a un punto immobile centrale, traendo forza dalle potenze archetipiche in noi che trascendono spazio e tempo.

Nel grado bardico, ci si apre alla capacità di essere creativi sulla Terra. La conoscenza del potere della Parola del bardo diventa il potere magico nel druido.

Simbolo del bardo è la betulla, il primo albero dell’alfabeto oghamico, che rappresenta gli inizi, la creazione, la sperimentazione. È posta a Ovest, posto di ingresso delle cerimonie, è femminile e ricettivo ed è posto di fronte all’Est che è il Raggio dell’Alba. Primavera e Alba sono i momenti dei bardi, momenti dei nuovi inizi.

OVATI

La morte è un punto intermedio di una lunga esistenza. Così Lucano riporta un insegnamento druidico.

Il grado degli ovati ci riporta alle loro competenze, ovvero il mistero della morte e della rinascita, la conoscenza del tempo trascendente, ovvero il tempo della divinazione e della comunicazione con gli antenati, il viaggio nell’oltretomba che aveva la funzione di portare a chi ancora era vivo sulla terra degli auspici e consigli. Mentre i bardi erano sciamani in quanto aprivano le porte col potere della Parola, gli ovati lo sono perché aprono le porte del tempo. Ai druidi spettavano le funzioni di giudici, consiglieri, dottrina e filosofia.

Gli ovati avevano bisogno di riorientarsi nel tempo essendo padroni della profezia e della divinazione; viaggiavano nel tempo e leggevano i ricordi custoditi nell’Akasha. Riuscivano grazie a una profonda fede nella ciclicità della vita e nella reincarnazione. Eliminare il timore della morte diviene il più grande valore. Per loro, il Regno degli antenati era un deposito della saggezza del clan, non un regno di morti, dove gli antenati attendevano la reincarnazione e parlavano con gli ovati che vi accedevano fornendo guida e ispirazione per il clan stesso. Lo sciamano subisce una sorta di morte per tornare in vita arricchito della conoscenza dell’anima.

Il viaggio è indicativamente questo: si sentono dei suoni, c’è l’abbandono del corpo, l’entrata in un oscuro cunicolo e l’uscita in una luce splendente nella quale, spesso, avvengono incontri con enti diversi; c’è una visione della propria vita e l’entrata in un tempo sincrono di passato, presente e futuro. Oltre a questo, non si sa della vita dopo la morte, perché chi arriva qui, viene poi riportato indietro da un ente che gli annuncia che il viaggio nell’oltre è terminato e deve ritornare indietro.

In questo, l’opera degli ovati ci dice che esiste un Regno degli antenati che ci fornisce guida e soccorso; inoltre, c’è un regno dove il tempo viene superato o, comunque, è diverso. Si ipotizza che nell’età megalitica bardo, ovate e druido corrispondessero alla stessa persona, il druido era tutto questo: dottore, sacerdote, depositario delle tradizioni del clan.

Si sono trovate ossa nei luoghi sepolcrali che inducono a pensare che fossero utilizzate per invocare la protezione dei morti, per scongiurare il male e trarre auspici.

Avendo questo collegamento con l’Altromondo, è l’ovate che celebra il rito di Samhain, rito che non è malsano, quanto collegato alla nuova vita e alla rigenerazione. Infatti, Samhain è il capodanno celtico. L’ovate sa perfettamente che per rinascere bisogna prima morire, sia letteralmente che in modo figurato.

L’operato dell’ovate si basa sulla conoscenza degli alberi, l’erboristeria e i rimedi per la salute. Perché il mondo delle piante? Perché sono la miglior scuola di morte e rinascita, di sacrificio e trasmutazione; l’albero è il maestro dei misteri del tempo con le radici invisibili nel passato e nel subconscio, i fiori e i frutti nel futuro e nel superconscio, e il presente e il conscio di tronco e rami.

L’arte di guarire è l’applicazione delle leggi naturali a corpo, mente e spirito; quando non siamo sintonizzati con la natura, ci ammaliamo. Gli ovati, dunque, studiano i rimedi naturali, le piante, i quattro elementi, il potere del sole, della luna e delle stelle. Con quest’opera, l’ovate insegna che lasciando andare si trova ciò che si cerca.

Il druidismo, tramite l’ovate, insegna ad aprire il sé a qualcosa di più ampio della sola personalità. Per essere integri e sani dobbiamo essere in comunione con la natura. L’ovate conosce gli animali, oltre che le piante, e opera la divinazione. Ha capacità di vaticinare senza far intervenire la mente razionale. L’attività mantica ha tre categorie:

  • Il presagio: si tratta di predire interpretando auspici e segni;
  • La divinazione: molti sono i metodi per trovare oggetti nascosti, tangibili come acqua, metalli o altro, oppure intangibili come gli eventi futuri;
  • La profezia: l’ovate funge da tramite con una sapienza superiore.

Analizziamo più dettagliatamente le tre categorie in modo da comprendere la complessa opera degli ovati.

Per il presagio, molti erano i metodi utilizzati dagli ovati: gli incantesimi metereologici, il volo degli uccelli, il comportamento degli animali, le costellazioni. Tutti questi metodi erano impiegati nella predizione ma anche nella guarigione. Si faceva cadere della terra su un tessuto o tamburo e si interpretavano i segni e le sensazioni; anche immagini del fuoco, delle pozze di acqua e delle nuvole. Sembra praticassero anche l’aruspicina come gli etruschi e i romani, ma non se ne ha certezza, ovvero se davvero la praticassero o semplicemente venissero accusati di farlo; era l’immolazione rituale di una vittima osservandone gli spasimi della morte, con attenzione al flusso di sangue e la natura e direzione delle convulsioni.

La divinazione, invece, è una forma di vaticinio più sofisticata del presagio. Anche se non storicamente verificato, sembra utilizzassero i simboli oghamici o quelli dell’alfabeto Coelbren. La divinazione riguarda eventi futuri, dinamiche nascoste dell’individuo e del gruppo. È un mezzo per raggiungere l’autocoscienza e la comprensione della realtà oltre l’apparenza permettendo di ricercare le cause e non focalizzarsi sugli effetti.

La divinazione è fatta anche per qualcosa di tangibile, come trovare acqua, metalli oggetti perduti o nascosti, e l’ovate lo fa con la verga di nocciolo. Le fonti d’acqua erano fondamentali per l’approvvigionamento idrico, ma soprattutto perché esse rappresentavano la fonte della vita scaturita da Madre Terra. I metalli, invece, utilizzati dai celti erano bronzo e ferro. Il druido praticava l’arte di Pheryllt, ovvero il druido alchimista, lavorando i metalli trovati dall’ovate. Insomma, l’ovate cerca e trova ciò che è nascosto e, infatti , è lui che cerca i boschi sacri in cui i druidi operano; egli svela la sapienza dello spirito, del mondo vegetale e animale, la recupera per il bene di tutti. L’ovate trovava anche persone e oggetti nascosti, rubati, criminali, mentre il druido era il giudice.

In ultimo, vi è la profezia. L’ovate non necessita di qualcosa di esterno per poter profetizzare, ma è la sua pratica e l’addestramento come bardo prima e ovate poi che gli permettono di profetizzare.

Il bardo impara ad aprirsi alle energie transpersonali, l’ovate edifica questa connessione col mondo interiore in modo da incanalare quelle energie che prendono la forma di profezie perché hanno a che fare col tempo che chiamiamo futuro.

Albero simbolo dell’ovate è il tasso, l’albero della morte e della rinascita, dell’eternità. È il nord il luogo degli ovati, dove si apprende l’intelligenza spirituale della notte; si rinasce nel punto di massima oscurità. Autunno e inverno sono associati agli ovati, come la notte e l’imbrunire, la mezzanotte, momenti in cui siamo nutriti dalle profondità dell’inconscio.

DRUIDI

Ci dice Diodoro Siculo che i druidi erano tenuti talmente in considerazione che erano in grado, entrando in campo, di far fermare le battaglie. Quale potere risiedeva in loro?

I druidi ci vengono sempre mostrati come uomini vecchi con la barba, questo perché sono molti gli anni di addestramento prima come bardi e poi come ovati. Si dice ci volessero almeno 20 anni e questo potrebbe essere verosimile poiché facevano riferimento al Ciclo di Meton che è di 19 anni ed è un ciclo lunare.

Abbiamo detto che i bardi erano poeti, musici, conservatori della tradizione, ispiratori, intrattenitori; gli ovati erano medici, detective, indovini, veggenti; i druidi erano consiglieri di re e governanti, giudici, maestri, autorità cerimoniale e culturale.

Erano i saggi, godevano di una posizione ufficiale privilegiata, prendevano decisioni, dirigevano e impartivano la conoscenza. Erano definiti come filosofi. Non sono mai descritti come sacerdoti anche se presiedevano ai rituali, questo perché il druidismo è una religione naturale, quindi, loro non si interpongono tra dio e l’uomo, ma sono i registi dei rituali, sono sciamani, guidano le cerimonie e i riti.

I druidi erano giudici perché considerati i più giusti tra gli uomini, ci dice Strabone. All’interno dell’Ordine non è mai stato tramandato che i druidi compissero sacrifici umani. La pena più severa che i druidi infliggevano era quella dell’ostracismo, poiché nell’antichità la propria percezione di sé era un elemento di potere individuale. Ancor oggi diciamo ci metto la faccia io. L’ostracismo era una ferita inferta all’anima e non al corpo, penetrava nel mondo interiore. L’ostracismo veniva praticato anche tra i partecipanti alle cerimonie e ai sacrifici, probabilmente di animali, e questa era una grande pena che subiva la persona colpevole di qualche reato perché la vita spirituale e sociale di un clan era l’essenza del clan stesso. Coloro che venivano banditi, erano evitati da tutta la tribù per non essere da loro contaminati nell’errore. Il bando veniva fatto, in alcune zone, mettendo in mare il colpevole e, se si fosse salvato, sarebbe stato purificato e reintegrato, oppure, appunto, venendo escluso dalle attività sociali e spirituali, dipendeva dalla gravità del reato.

Perché i druidi vengono associati ai sacrifici umani? Si tratta di un’interpretazione di quello che scrive Cesare nel De bello gallico. Essi erano i giudici e coloro che decidevano, perciò, si presume che fossero i ministri di questi sacrifici.

I druidi erano anche i maestri e lo erano sia in ambito esoterico che essoterico. Un druido aveva solitamente uno o più allievi alla sua scuola o alla sua casa. Quando il numero era esiguo, viveva con il druido in cambio di servizi nella casa stessa; quando vi era un numero elevato, si costituiva un vero e proprio collegio come si racconta del druido Cathbad, druido del re Conchobar, che aveva un centinaio di persone. I druidi insegnavano tutta la gamma dell’istruzione, dalla cultura generale alla filosofia, dal diritto alla magia, dalle arti della guarigione alle cerimonie. Erano tutori dei figli dei re e dei nobili.

Si dice che il druidismo abbia avuto origine in Gran Bretagna perché ci fu la fusione della tradizione celtica con quella della cultura megalitica e proprio lì venivano mandati gli allievi che erano poi addestrati al druidismo. Il sistema giudiziario anglosassone ha origine nel druidismo.

I druidi erano anche re e consiglieri dei re. Si dice che tre re druidi regnassero nell’Isola di Thule, che era il nome dell’Islanda; lì vi regnavano i druidi molto prima della conquista dell’ondata germanica. Anche alcune indagini sul sangue, sembra confermare che vi sia una maggior somiglianza con gli irlandesi rispetto agli scandinavi. Il poema norreno dell’Edda fu scritto in Islanda e nella sua narrazione si trovano molte somiglianze con i druidi. Come consiglieri di re, avevano tali privilegi che permetteva loro di avere la parola per primi durante le funzioni ufficiali. Alla corte di Conchobar nessuno poteva parlare se prima non lo aveva fatto il druido.

Ma, ancora, i druidi erano anche inventori e scienziati. La matematica sfociava anche in numerologia, la chimica in alchimia, l’astronomia in astrologia. Erano i due aspetti che i druidi consideravano senza escluderli. La stessa costruzione dei cerchi di pietra era fatta con calcoli sofisticati non solo matematici ma anche astrali. Infatti, avevano colossali calcolatori astronomici come i megaliti.

Essi operavano col fuoco e i metalli; lavoravano col sacro fuoco interiore, ma anche con quello all’interno del bosco sacro. Si narra nella tradizione gallese che il gruppo dei druidi noti come Pheryllt operassero come artigiani dei metalli e alchimisti in una città magica. Forgiavano le spade per i re che, durante la loro opera, venivano impregnate di formule magiche di vittoria e protezione. Excalibur è nata nel fuoco del druido e viene sollevata a Beltane in aria, celebrata dall’Ordine e il portatore di spada grida: osservate questa spada Excalibur, che è fuoriuscita dal lago della meditazione silenziosa e a esso ha fatto ritorno. La spada di spirito, di luce e di verità, è sempre acuminata ed è sempre con noi, se il nostro lago torna alla sua quiete. La spada è la volontà e, quando non c’è, essa taglia e distrugge; quando in linea con i propositi diviene lo spirito guerriero.

Anche i calderoni sacri erano, probabilmente, opera dei druidi. La spada è la volontà della mente e dello spirito, qualità maschili, il calderone è il femminile del cuore e dell’anima, oltre a rappresentare il simbolo del Graal.

Infine, i druidi erano i filosofi. L’interesse del druido era volto al significato della vita sulla Terra.

L’albero del druido è la quercia che è l’albero della sapienza e della tradizione, associato al Nemeton che è il Bosco Sacro dove loro si riuniscono. Si colloca a est, dove sorge il sole; il suo momento potente è il mezzogiorno, l’estate, quando vi è la massima luminosità.

I tre livelli di bardo, ovate e druido sono da considerarsi come livelli di approfondimento, è un viaggio che può ripetersi in una spirale: bardo, ovate, druido, ricomincio con bardo, ovate, druido… per il druido, infatti, è imperativo il comando genera e rigenera, il muori e rinasci dell’ovate che è sotto il tasso.

Bardo, ovate e druido sono i regni di Arte, Natura e Filosofia. Le tre figure sono un’unica figura sulla Terra.

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