La manifestazione è l’azione della mano. La parola mano può avere varie origini, ma generalmente indica che costruisce, che prepara, che misura. Ciò che è manifesto è ciò che può essere afferrato, tenuto, toccato. La mano costruisce, trasforma, distrugge, rappresentando la trinità induista di Brahma, Shiva e Vishnu.
Il senso che riceve informazioni dall’esterno è quello del tatto, mentre quello che porta all’esterno è l’afferrare. La mano definisce la prova tangibile della realtà attraverso il tatto, fa esperienza della realtà. La mano è anche dare e avere, l’equilibrio cosmico, il prendere e il lasciare, rendersi concreti con la mano chiusa oppure aperta.
Il senso del Tatto è il senso fondamentale, si sviluppa in tutto il corpo. È il senso della zona di controllo, ossia dove arrivo per poter toccare e afferrare.
Nell’ambiente fisico, interconnesso a tutto il sistema solare e alla galassia, genera il passaggio dalla sensazione all’emozione, al sentimento, alla percezione spirituale, all’unità come idea perfetta. Aiuta la reale percezione del Sé, l’essere il Sé.
Il tatto permette di riconoscere, attraverso il contatto, tutto ciò che è fisico, materiale; sviluppa la psicometria, permette di riconoscere, memorizzare, anticipare; consente di guarire correggendo un errore e di completare il lavoro del Sé. Le patologie si sviluppano da un mancato contatto, oppure da un errore di percezione di contatto stesso.
Le mani permettono il senso dell’afferrare, come senso che porta da dentro verso fuori, mentre il tatto porta da fuori a dentro. Afferrare è il modo per far mia qualcosa, ovvero la rendo me: io sono quella cosa (per inciso: cosa significa che esiste, perciò sto portando me nell’esistenza. Afferrare mi permette di costruirmi, giorno dopo giorno, la persona che voglio essere. Mi consente di aggiungere un tassello di me modellandomi e formando il mio Sé. Mi permette di diventare l’oro trasmutando il piombo, grazie alla comprensione di un numero sempre maggiore di concetti. Mi aiuta a comprendere il mio ruolo, la mia missione e di completarmi rispettando il mio posto in questo mondo.
La mano è un organo fondamentale del corpo umano; col suo pollice opponibile frutto di cambiamenti genetici che non trovano risposte in natura, definisce una caratteristica peculiare che contraddistingue l’uomo da tutti gli altri animali. Nella modificazione artificiale del nostro DNA c’è una zona definita dai genetisti HAR02 nella quale è inserita una singolare sequenza priva di geni, è un potenziatore genico; questa sequenza è fortemente modificata negli esseri umani il cui acronimo è HACNS1. Sembra che questa sequenza sia responsabile della deambulazione bipede e della formazione del pollice opponibile, grazie a mutazioni del bacino, della caviglia o del piede e degli arti superiori.
Nella cabala le mani hanno un significato specifico e molto importante, è collegato alle Sephirot, alla lingua e alla circoncisione. Ce lo spiega dettagliatamente Aryeh Kaplan nel commento al Sefer Yetzirah. Il testo del Sefer Yetzirah così ci dice:
Dieci Sefirot di Nulla
Nel numero di dieci dita
Cinque opposte a cinque
Con un’unica alleanza
Precisamente in mezzo
Nella circoncisione della lingua
E nella circoncisione del membro.
La Creazione Dio la effettua con le dita:
Quando vedo i Tuoi Cieli, l’Opera delle Tue Dita, Salmi 8:4

Le dieci cifre numeriche corrispondono alle dieci dita delle mani, le dieci cifre sono le dieci Sephirot che sono numerate da 1 a 10 a partire dall’alto e scendendo. Le cinque Sephirot maschili sono le dita della mano destra, quelle femminili sono le dita della mano sinistra. Quelle di destra sono definite gli Amori Maschili, quelle di sinistra, invece, le Forze Femminili. Amore e Forza prendono il nome dalle due Sephirot Chesed e Gheburah, la quinta e la quarta Sephirot.
Le dita della mano destra sono, dunque, a partire dal pollice: Keter, Chokmah, Chesed, Tipheret, Netzach, ovvero le Sephirot 1 – 2 – 4 – 6 – 8. Le dita della mano sinistra, sempre partendo dal pollice, sono: Binah, Gheburah, Hod, Yesod, Malkut, ovvero le Sephirot 3 – 5 – 7 – 9 – 10.
Nello schema dell’Albero cabalistico, le Sephirot sono disposte su tre colonne, ma quelle della colonna centrale vengono spostate a destra o sinistra quando le rapportiamo alle mani.
In questo modo si generano delle tensioni che permettono di dirigere e incanalare potenti forze spirituali.

Quando Dio interferisce con il mondo fisico, si parla delle sue dita o delle sue mani; quindi, è con le dita o con le mani che Dio interviene nella dimensione fisica attraverso la canalizzazione e la direzione di forze specifiche.

Dio distende il Cielo con la mano destra e fonda la Terra con la mano sinistra. Infatti, è la posizione del mago nella carta dei tarocchi e di fronte a lui ci sono i quattro elementi con il pentacolo che è la terra, la coppa che è l’acqua, il bastone che è il fuoco e la spada che è l’aria, significa che tutto può essere generato dall’interazione di questi quattro elementi. Per generare cielo e terra, le Sephirot dovevano essere messe in tensione con una polarizzazione maschile e femminile. Infatti, tutto si genera da una forza maschile e una femminile che si incontrano e si mettono in tensione.
Molte sono le azioni con cui incanalare le forze spirituali con le mani, come le benedizioni, il lancio di incantesimi, l’imposizione delle mani. Nella ritualità, la benedizione Sacerdotale avviene sollevando le mani aperte, col palmo rivolto in alto, come anche nella preghiera, con le mani all’altezza della bocca. In ognuno di questi casi, le mani hanno lo scopo di incanalare il potere delle dieci Sephirot che generano la tensione spirituale che permette la creazione attraverso la concentrazione e la meditazione.
Nella benedizione, il sacerdote si deve concentrare sulle dieci dita che rappresentano le Sephirot, egli sta incanalando le forze spirituali e come effetto la sua lingua viene circoncisa affinché la benedizione abbia effetto. Sulla circoncisione della lingua dirò in altra sede. Anche nella preghiera si levano le mani affinché le forze delle mani circoncidano la lingua.
Lavarsi le mani prima di celebrare è segno di purificazione ma anche di liberazione dei canali affinché le forze possano fluire correttamente.
La mano sinistra è la mano che prende, che maledice, che toglie, che fa lutto; la destra è quella che dà, che dona, che benedice e fa festa. Ritroviamo la forza degli opposti. Ci sono pratiche in cui si focalizza l’entrata dell’energia dalla mano sinistra e dopo averla incanalata la si fa uscire dalla mano destra.
Le ossa delle dita di una mano sono quattordici: tre falangi per dito, tranne per il pollice che sono due, in totale quattordici. In ebraico la parola che definisce la mano è Yad, formata dalle lettere yod e daleth, che ha valore numerico quattordici (yod è dieci e daleth è quattro).
Il valore spirituale della mano lo si ricava moltiplicando quattordici per tre, dove tre è sempre un ente spirituale che è trino; otteniamo quarantadue, ovvero l’espressione Nella mano di Dio (be yad YHVH) e quarantadue è anche il Nome dei 42 che è una meditazione molto profonda. Tramite questo nome il mondo è stato ricreato dopo ogni crisi rinnovando il patto con Dio.
Le dita delle mani sono anche le cinque vocali.
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