con Gianfranco Carpeoro e Sergio Magaldi
Una delle questioni che sembrano essere irrisolte è la scrittura di questa parola.
Gershom Scholem scrive nel suo libro “La Cabala” che inizialmente la parola kabbalah non denotava in particolare una tradizione mistica o esoterica e nel Talmud è utilizzata per indicare le parti extra-Pentateuco della Bibbia, mentre nella letteratura post-talmudica è un modo per indicare la Legge Orale.
Eleazar di Worms utilizza, invece, il termine kabbalah per le tradizioni esoteriche relative ai nomi degli angeli e ai magici nomi di Dio.
Judah b. Barzillai nel suo commento al Sefer Yetzirah nella sezione relativa alla Shekinah dice che i saggi “usavano trasmettere affermazioni di questo genere ai loro discepoli e ad altri saggi, privatamente e in un sussurro, tramite la kaballah”.
L’uso che se ne fa oggi della parola risale a circa il 1200 con Isaac il Cieco e venne adottato dai suoi discepoli.
Dice sempre Scholem che kaballah è uno dei numerosi termini utilizzati in un arco di tempo di 1500 anni per indicare il movimento mistico, il suo insegnamento o i suoi seguaci.
Ci dice Saint-Yves D’Alveidre in una lettera a Papus riportata nel suo libro L’Archeometro, libro tradotto da Carpeoro in una versione estetica molto bella, scrive appunto che è necessario precisare il senso della parola Cabala, che lui stesso scrive con la lettera C. ci dice che la parola ha due sensi, a seconda se la si scrive con la lettera Q, come la scrivono i Giudei, oppure con la lettera C. La lettera Q (Quf) è la ventunesima lettera dell’alfabeto assiro e pesa 100; in questo caso la parola significa Trasmissione, Tradizione, e sottolinea che in questo caso tanto vale il trasmettitore, tanto vale la tradizione. A questo punto, afferma che (testuali parole):
“Noi crediamo che i Giudei abbiano trasmesso del tutto fedelmente ciò che hanno ricevuto dai dotti Caldei, con la loro riscrittura e il rifacimento dei libri anteriori da parte di Edras, guidato lui stesso dal Gran Maestro dell’Università dei Magi Caldei, Daniele.”
Nel caso di scrittura con la C, Ca-ba-la significa la Potenza, La delle XXII, Caba, poiché C vale 20 e B vale 2 (rispettivamente La è lamed, Ca è Khaf, e Ba è Beit). In questo caso, riceve il significato del carattere scientifico collegato nell’antichità patriarcale agli alfabeti di ventidue lettere numerali.
Ma ci dice anche Vittoria Fornari che il termine Cabala non compare prima del 1000-1100 d.C. nel periodo in cui vi è la diaspora degli ebrei dalla Spagna e dal Portogallo. È in quel momento che per la prima volta troviamo il nome scritto in riferimento a questa antica sapienza. Va collegata agli eventi storici della fuga degli ebrei che presero la cavalla come mezzo per questo viaggio, portando con sé poche cose e viaggiando, così, leggeri. La cavalla (caballar), rispetto al cavallo, è veloce e viaggia leggera.
Con questa sapienza, anche la nostra mente diviene veloce e leggera.
