Chi siamo dipende dalle scelte che facciamo, non da quello che ci dicono di essere. L’identificazione può essere anche intesa come attaccamento.
L’identificazione è la fusione dell’ego con ciò che lo circonda. Spesso le parole identità e identificazione vengono utilizzate come sinonimo, ma non lo sono; l’identità indica quello che definiamo Io, il sé superiore, l’identificazione definisce gli io; l’Io è ciò che sono davvero, gli io è ciò che mi sono convinta di essere; l’Io è collegato all’anima, gli io sono collegati all’ego, ossia alla personalità.
L’identità definisce chi siamo davvero, le scelte per libero arbitrio, le azioni dettate da emozioni superiori, le decisioni per istinto, la creazione per intuizione. L’identificazione definisce l’insieme delle credenze, ossia le esperienze di altri che abbiamo fatto nostre, le scelte per condizionamento o per quieto vivere, le azioni dettate dalle emozioni inferiori, le decisioni per impulso, la creazione per copiatura, che quindi non è creazione… Quando sono Io, creo la mia realtà, quando sono gli io sono vittima degli eventi.
Nel momento in cui scegliamo per libero arbitrio, iniziamo a disidentificarci dagli io e a trasmutare in un’identità del sé, a ritornare all’Io, all’integrità, all’unione e fusione di tutti gli elementi di cui siamo composti. Nell’inconsapevolezza, siamo impossibilitati a scegliere, perché manca la conoscenza di altre esperienze. Nell’istante preciso in cui conosciamo l’esistenza di alternative, diviene poi solo una nostra responsabilità decidere se continuare o modificare la nostra modalità di vita. Quando evitiamo di agire in direzione della nostra autorealizzazione è perché «è stato detto così», «è sempre stato così»; reagiamo invece di agire.
La miglior attitudine che possiamo avere, allora, è quella del ricercatore serio. È necessario essere sempre nelle condizioni di discernere quello che ci viene detto per, poi, poterlo praticare e migliorarci costantemente per diventare un’unità.
Per conoscere la nostra identità, dobbiamo riconoscerci nell’anima; allora, comprendiamo esattamente come gestire la macchina biologica, nella quale ci siamo identificati, che è costituita da un corpo fisico, un corpo emotivo e un corpo mentale. Ma noi non siamo la macchina biologica, perché è lo strumento con cui l’anima fa esperienza di sé.
Solo quando comprendiamo la perfezione di tutto questo, allora l’identificazione dell’apparato psico-fisico si trasmuta in identità del sé.
