con Gianfranco Carpeoro e Benedetta Errigo
Oggi la nostra cucina è dominata da pasti veloci, preconfezionati, abituandoci a un’azione strettamente passiva nei confronti del cibo e della nutrizione in generale. Mangiamo perché si deve, perché è un momento per concludere affari, perché è abitudine fare così. Non abbiamo più il gusto di un momento davvero conviviale, di stare in compagnia.
Gli Hare Krishna sono sostanzialmente vegetariani e spesso c’è pregiudizio in merito a questo, pensando che sia una alimentazione basata su erba, pane e forse del formaggio magro. Nulla di più errato, considerando che ci sono più varietà di alimenti per un vegetariano rispetto a un carnivoro. Per gli Hare Krishna, il cibo dev’essere portatore di pace e primo di inutili violenze ed è basato su ciò che sta scritto nei Veda, perciò, è una cucina ultra millenaria.
In realtà, in merito alla non violenza, i Veda testimoniano come anche i vegetali siano esseri viventi, perciò, è bene conoscere che sulla terra tutti mangiano tutti, ognuno è vittima della tavola di qualcun altro.
La cucina degli Hare Krishna è strutturata per nutrire corpo, mente e anima. Alcuni dei cuochi che hanno selezionato le ricette di questo libro hanno imparato a cucinare direttamente da Srila Prabuphada, ovvero colui che ha fondato l’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Questo è un aspetto particolarmente interessante, poiché ci dice che quando il cibo lo prepari da te, dentro c’è la tua energia, la tua esperienza, allora lo apprezzi perché ti stai nutrendo di te, tu basti a te stesso.
Essendo queste ricette basate sugli scritti vedici, ci riportano al significato della parola Veda, ovvero Conoscenza. Anche il cibo è conoscenza di sé, del mondo, dell’Assoluto, non ne è escluso, fa parte del tutto.
Siamo esseri spirituali che dimorano in corpi materiali e il loro nutrimento passa dalla cura dei corpi, i quali trovano salute principalmente da ciò che proviene dall’esterno per essere interiormente trasformato. Ogni volta che prepariamo un piatto, stiamo preparando un’offerta a Dio, quella divinità che noi siamo. L’offerta è personale, perciò, imparare a preparare il proprio cibo è fondamentale perché intriso della coscienza di quell’offerta. Questo è uno dei motivi per i quali il cibo industriale non può in nessun modo nutrirci, nemmeno la maggior parte dei ristoranti può essere di vero nutrimento: che energie si muovono in quelle cucine?
Dopo un’offerta a Dio, Egli ricambia, ma se quell’offerta non è gradita perché non nutre ma ammala, allora riceveremo la controparte dalla nostra stessa divinità.
Riporto testualmente dal libro: Sri Krishna afferma che se Gli si offre con devozione del cibo vegetariano, che sia anche solo una foglia, un frutto o un bicchiere d’acqua, Egli accetta l’offerta e con la Sua inconcepibile misericordia la spiritualizza assaggiandola personalmente. Ciò che era cibo comune diventa allora Krishna-prasada, la misericordia di Krishna e nutrirsi diventa un atto di adorazione, uno scambio di amore con Dio.

