L’ATTENZIONE SAGGIA

con Gianfranco Carpeoro

“L’attenzione è la serenità della mente, l’attenzione è la purificazione della mente”.

Questo è ciò che l’Esicasmo afferma.

La consapevolezza ha la caratteristica di illuminare, di far vedere le cose come sono veramente. L’ignoranza, invece, oscura, rende ciechi. Nel momento in cui diventi consapevole, ti disidentifichi dall’attaccamento e dall’assuefazione che provocano sofferenza.

Quando inizi ad essere consapevole, allora pratichi, agisci e vai in direzione opposta all’attaccamento; ciò ti sostiene e ti dà fiducia. La consapevolezza ha bisogno di azioni semplici. La pratica continua porta all’educazione delle potenzialità.

Le cause della sofferenza sono tre: l’attaccamento, l’avversione e l’ignoranza alle quali fanno fronte la saggezza, la generosità, la compassione.

Quando diventi consapevole, cambi la tua struttura mentale, emozionale, vitale e fisica. Tutto diventa chiaro: quello che fai, perché lo fai e chi o cosa ti motiva per ciò che fai.

La consapevolezza è la comprensione costruttiva della mente. Essere consapevole ti guida nella visione reale, il più oggettiva possibile, del mondo.

Arrivare ad essere felice cambiando se stessi è possibile, attraverso l’autosservazione e la comprensione: osserva e comprendi ciò che succede senza etichettare nulla, osserva con interesse. Tutto qui. Niente commenti, cerca solo di capire. Poi, agisci. Quando la consapevolezza s’impregna di comprensione sulla sofferenza, diventa attenzione saggia.

Cos’è l’attenzione? In uno dei suoi interventi Buddha affermò che è la via più diretta al superamento della sofferenza. Per Buddha esistono due tipi di attenzione: saggia e non saggia. L’attenzione saggia è quando sperimenti il corpo nel corpo, la mente nella mente, le sensazioni nelle sensazioni. Saggia perché carica di energia e comprensione. In questo senso elimini ignoranza e attaccamento, detti gli “inquinanti”, e non ne sorgeranno di nuovi. L’attenzione saggia è la via che conduce alla cessazione della sofferenza; dev’essere priva di giudizio e colma di comprensione sull’origine della sofferenza.

L’attenzione non saggia è giudicante e alimenta gli “inquinanti”, oppure ne fa sorgere di nuovi. Nutre i vari: com’ero, come sono, come sarò. Quest’attenzione rifiuta ogni tipo di critica, comprese quelle costruttive.

Quando ti autosservi, stai ponendo attenzione. Essa è distaccata dal pensiero e si dirige sul come stai. L’unica difficoltà è ricordarti di dirigere l’attenzione sul tuo corpo e di percepirlo in ogni momento.

Porre l’attenzione alla tua macchina biologica significa essere nell’ “adesso”, nel quale sei in un continuo stato di benessere e pace, mentre le preoccupazioni e le sofferenze si esternano. Nell’attenzione saggia si acquisisce il libero arbitrio.

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