con Giulio Storto
Ombra: spazio privo di luce per interposizione di un corpo opaco. Questo ci dice il vocabolario etimologico. Ma l’ombra è anche il doppio spirituale. Dal punto di vista spirituale, nell’ombra c’è l’anima oppure il suo doppio. L’ombra non va calpestata, tagliata o decapitata perché porta cose funeste perché si elimina una parte di sé, la propria anima.
L’ombra è svelata dalla luce del sole e porta con sé la verità e proiettata sul suolo, materializza la realtà dell’anima. La mancanza di ombra riguarda le creature misteriose, divine o demoniache. Gli dèi non hanno ombra per poter prendere qualsiasi forma e ingannare i mortali; i demoni non hanno ombra per la stessa logica e chi vende l’anima al diavolo perde l’ombra, che è il contenitore dell’anima.
L’ombra è altresì apparenza, ma anche manifestazione della realtà, ed è la proiezione dell’essere, non l’essere stesso. Ciò che fa l’ombra è rivelare le apparenze ingannevoli, nasconde la luce e quindi la verità opponendosi alla conoscenza.
Il doppio è il protettore; è un alter ego benevolo che ci protegge. Il doppio non è l’unione degli opposti, ma una riproduzione identica.
C’è il doppio come duplicazione dell’immagine, come la riflessione in acqua o allo specchio (chi è senza anima non può specchiarsi) che divide essere e sembrare, corpo e anima. E poi c’è il doppio come distinto che non duplica, come per esempio lo spirito. Si delega una parte delle forze a un qualcosa di esterno, come una statua, per poter agire su più fronti, come Konshu in Egitto che mette trasmette parte dei suoi poteri di guarigione a una statuetta per poter soccorrere più persone. Il doppio si trova quando un oggetto adempie a quel ruolo. In forma patologica diventa la doppia personalità o la multi-personalità, dove c’è un cambio di identità.
