con Gianfranco Carpeoro
Introduzione alla puntata di Carpeoro Racconta
Teatro deriva dalla parola greca theatron che significa guardo, sono spettatore. Il teatro è la scena della vita e nella tradizione ha un’origine divina perché istituito dalle stesse divinità per trasmettere in forma orale miti e leggende e per assimilare l’insegnamento spirituale.
Questo è vero in oriente, dove Brahma crea il teatro e le rappresentazioni si ispirano ai testi sacri tramite la pantomima e le danze; è vero anche in occidente nell’antichità greco-romana dove la messinscena narrava le gesta di miti ed eroi nei vari anfiteatri sparsi in tutta Europa che sono le vestigia di questa arte sacra.
Nella psicologia moderna, Moreno fa assumere un’evidenza terapeutica al teatro tramite lo psicodramma, che si ispira alla catarsi greca, anche come esorcismo attraverso la rappresentazione.
Strettamente collegata al teatro, c’è un’altra arte sacra, che è la danza e rappresenta la comunicazione sacra. La danza non è astrazione o rappresentazione della vita, ma la vita stessa. Svolge la funzione di scambio tra l’uomo e le forze cosmiche, le forze divine. Ha anche un ruolo chiave nelle ritualizzazioni delle cerimonie e nelle pratiche magico-religiose. Riproduce i ritmi della natura, del tempo e dell’universo.
Entrando in rapporto con la musica, integra il corpo come uno strumento sacro. La danza acquista varie funzioni, come quella protettrice, fecondatrice, festosa, creatrice e spirituale.
Un elemento strettamente collegato al teatro è la maschera che è l’apparenza, il mistero, la persona. È un ornamento simbolico delle divinità, degli officianti, degli stregoni e degli attori. Ha funzione di proteggere la persona, conservare l’anonimato e, quindi, l’identità, mantenere la neutralità. Tutto questo è vero, come anche il suo contrario, ma il secondo caso non è del teatro. Qui la maschera ha il ruolo di bloccare le emozioni e mettere l’attore nel suo ruolo isolandolo dall’identità personale. Nel teatro cinese, ad esempio, una maschera rossa rappresenta l’eroismo e il coraggio, quella bianca, invece, il tradimento e la meschineria.
Alla fine, si alza il sipario che ha la funzione di dividere la realtà dalla verità, tanto più che il sipario è sempre costituito di materiale denso, affinché i due mondi rimangano divisi e conosciuti per ciò che sono. Quando cala il sipario, si spengono le luci, lo spettacolo è finito e tutto torna alla norma.
Il sipario che è di colore rosso, come il sangue degli occhi di Edipo quando decise di accecarsi, ogni sera si apre per permetterci di vedere quello che lui stesso da quel momento ha cominciato a vedere: la verità. Per questo ogni sera quello che accade sul palco, per lo spettatore rappresenta l’unica verità esistente. Aggiungo io: a patto che se ne riconosca il significato profondo.
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