SUPERARE SE STESSI

con Gianfranco Carpeoro

Introduzione alla puntata di Carpeoro Racconta

L’arte è il superamento di sé. Attraverso l’elevazione dell’uomo, l’arte appare come un’attività superiore. L’arte è frequentemente associata alla spiritualità e ne esprime la testimonianza del divino, tanto che le mitologie riportano l’invenzione artistica da parte degli dèi.

Thot inventa le arti, come Pachacarnac e Quetzalcoatl; Ptah, Sarasvati e Apollo sono gli dèi delle arti; Ganesha protegge gli artisti così come Bochica; Odino è il dio della poesia.

L’immagine è soggettività ed è investita del potere di rappresentazione e di energia spirituale perché contiene l’anima del modello. Agendo sull’immagine, si agisce sulla persona stessa.

Il risultato artistico è chiamato opera, ottenuta con lavoro manuale, attraverso un potere attivo nello scegliere per porre mano. Ma l’opera richiama anche l’alchimia ovvero il conseguimento attraverso un lavoro pratico della piccola e della Grande Opera Alchemica, che altro non è che il conseguimento della perfezione di sé.

E così, la nigredo, detta anche opera al nero, diviene la sgrezzatura di quello che sarà il risultato, il togliere l’inutile, la parte pesante. La statua è già dentro il blocco di marmo, ma è necessario togliere il superfluo; lo stesso in un dipinto, o un ritratto: se ne fa un abbozzo, necessario per manifestare, nelle fasi successive, la perfezione. Solve e coagula: prima si disgrega l’imperfetto, poi si riunisce nella perfezione.

Per Dom Pernety è la preparazione della materia, l’opera della Natura, la prima parte che fa giungere alla Grande Opera. Prepara e purifica, mondifica i corpi e li tinge in apparenza, ma senza permanenza.

La albedo, o opera al bianco, è la parte centrale dell’opera, la purificazione, l’abilità intrinseca dell’artista di dar vita a ciò che è dentro, senza tralasciare nulla, scoprendo momento per momento che quel risultato è se stesso, è la sua anima, una trasposizione nella purezza della propria sostanza. Per Dom Pernety è l’opera mediana, la preparazione perfetta, mondifica e tinge in modo permanente, ma ancora non ha raggiunto profitto.

La rubedo, o opera al rosso, diviene il tocco finale, quel tocco peculiare che ne caratterizza l’essenza, quel momento in cui l’artista afferma di essere la sua opera. Per Dom Pernety è la Grande Opera compiuta, tinge permanentemente ma con profitto, perché un solo grano di oro o argento ne trasforma milioni di metalli imperfetti.

La Grande Opera occupa il primo posto tra le cose belle, è il compenetrarsi di arte e natura e di natura e arte, i cicli dell’apprendista e del discepolo che giungono a compimento.

Ma cos’è l’arte se non la disciplina di esternarsi, di creare il mondo a propria immagine e somiglianza, definendo, così, l’emanazione della scintilla divina che vive protetta in ognuno di noi? È la perfetta conoscenza dell’arte che permette la trasmutazione attraverso un’immagine che va oltre l’ordinario.

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