con Gianfranco Carpeoro
Introduzione alla puntata di Carpeoro Racconta
Il giorno di San Giovanni è l’ultimo giorno del breve periodo del solstizio d’estate e la tradizione, popolare e non, ci ricorda che non vuole inganni. Ciò significa che San Giovanni rivela le verità, toglie i veli che coprono le falsità. Ecco, dunque, che a San Giovanni si fanno, tra gli altri, rituali di svelamento. San Giovanni è il modo cristiano di chiamare questo periodo dell’anno, si riferisce al Battista ed è contrapposto a San Giovanni evangelista del 27 dicembre, è Litha per i celti ma è meglio conosciuto con il periodo astrologico del solstizio d’estate.
Ma perché proprio San Giovanni non vuole inganni? È solo un modo di dire? Sappiamo che i detti popolari nascono sempre perché qualcosa di profondo si manifesta in quelle parole.
San Giovanni è il giorno in cui a mezzogiorno (non quello che segna l’orologio, ma quello in cui il sole è al suo punto massimo e che oggi è stato alle 13.15) non ci sono ombre, ovvero, tutto si manifesta per ciò che è.
Litha è il momento di massima luce, il giorno più lungo dell’anno in cui le ore durano 78 minuti, e la notte più corta dell’anno con ore di 42 minuti. Il trionfo della luce, però, può accecare chi non è preparato, chi vuole ingannare, chi non è pronto a guardare il sole, ossia la verità, in faccia, che cerca allora la tenebra perché il buio copre.
Si accendono i falò, i fuochi che donano sacralità. Il fuoco che brucia l’inutile, il dannoso, il doloroso e illumina la verità, la speranza, l’amore e la fede che accompagnano gli uomini nel cammino del mondo terreno e li aiuta a essere preparati quando saranno al cospetto degli dèi. Il falò è anche l’aiuto chiesto da agricoltori e pastori al sole perché non li abbandoni invitandolo a continuare a emanare la sua energia. In questo giorno, il sole tocca il punto più alto all’orizzonte e poi va verso il declino fino a yule, solstizio d’inverno, giorni in cui si temeva che il sole morisse e allora l’aiuto a rimanere vivo era inviato dalla terra al cielo. Il fuoco rappresenta l’eterno vivere e i falò erano sacrifici e preghiere.
Essendo il trionfo del sole, i rituali hanno la loro massima efficacia di mattino, meglio se ci si avvicina al mezzogiorno. Il sole brucia tutto quello che c’è e si chiedono salute, relazioni, amore, denaro, successo che porteranno a festeggiare il momento del raccolto tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, ovvero la data di lughnasad nella tradizione dei celti. Infatti, fino a San Giovanni si raccolgono erbe e fiori che sono nel loro punto algido, che hanno effetto curativo e salutare, mentre il raccolto per l’alimentazione è a metà estate.
Con il periodo di massima luce si fanno i patti (si stipulano, infatti, alla luce del sole), la verità è rivelata, si riceve la visione e si celebrano i misteri del maschile. La luna piena è quella di mele o miele e in tempi antichi si celebravano i matrimoni, ecco perché poi è rimasta la tradizione popolare della luna di miele. Le notti di questa luna sono quelle più propizie per rituali di fortuna e abbondanza, ma per ricevere, non ci devono essere inganni. Ricordiamo che la luna riflette la luce del sole, dunque, manifesta la verità.
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