Per un discepolo incontrare il proprio Maestro è come trovare una madre disposta a portarlo in grembo per nove mesi per farlo rinascere nel mondo spirituale. Una volta nato, ovvero risvegliato, i suoi occhi scopriranno la bellezza della creazione, le sue orecchie comprenderanno la parola divina, la sua bocca gusterà i nutrimenti celesti, i suoi piedi lo porteranno in luoghi diversi dello spazio per fare il bene, e le sue mani impareranno a creare nel mondo sottile dell’anima.
È così che inizia il libro di Aivanhov dal titolo “Che cos’è un Maestro spirituale”.
Poche persone sanno davvero cos’è un maestro. Egli ha trasceso i bisogni, compresi fame, sete e sonno. È perfetto, onnisciente, onnipotente; ha poteri, ma non li utilizza per creare spettacoli; aiuta gli uomini a trasformarsi, non si lascia tentare e fa miracoli. È più o meno questa l’idea di maestro che si è diffusa tra gli uomini comuni.
Il maestro ha la stessa forma e lo stesso corpo umano di tutti gli uomini, compresi bisogni e desideri. La differenza è la vastità della sua coscienza che lo guida nella padronanza di se stesso; questa coscienza è stata ampliata in molte vite incarnate. Il maestro ha divinizzato la carne.
Tutti abbiamo un maestro, a volte visibile, a volte invisibile. Un maestro spirituale conosce la verità secondo l’intelligenza cosmica, non quella umana, domina e controlla in sé tutto e ciò che acquisisce serve a manifestare l’amore disinteressato. Un maestro ha la caratteristica del disinteresse; non è chi ha poteri, ma è il modo con cui vengono utilizzati cha fa di un maestro un vero maestro. Solo nel disinteresse si viene riconosciuti Maestri dal Cielo. Un vero maestro non dice mai di esserlo, non cerca il riconoscimento, un maestro è compreso e sentito dagli uomini.
Le virtù di un maestro sono la saggezza, l’amore, la purezza, la forza, il disinteresse. È da un essere superiore che si riceve l’ordine di guidare gli esseri umani.
Il maestro non giunge perfetto sulla Terra, nessuno giunge perfetto; ha lavorato, studiato, esperito con disciplina. I grandi Iniziati hanno una loro debolezza, ma la riconoscono e impiegano ogni mezzo a loro disposizione per vincerla. Il maestro giunge sulla Terra portando le qualità acquisite in altre incarnazioni che lo spingono istintivamente verso una direzione precisa. Egli deve formare il proprio corpo da particelle imperfette e purificarle, ordinarle e armonizzarle per manifestare la potenza dello spirito che, quindi, non è immediata. Tutti i maestri iniziano l’esistenza ignorando la loro missione. L’anima e lo spirito si riconoscono attraverso il corpo fisico.
L’iniziazione trasforma la materia perché rifletta l’immagine dello spirito. Ogni maestro giunge sulla terra esposto alle stesse prove e debolezze di ogni essere umano e arriva a elevarsi sopra ad esse. Trionfando sulle proprie debolezze, può guidare gli altri.
Stare accanto a un maestro significa ricevere benedizioni, particelle della sua vita che permettono di trasformarsi più rapidamente.
Il maestro guida nella perseveranza, incoraggia con l’esempio e le parole. L’errore del procedere da soli è di perdere la speranza abbandonando senza far più alcuno sforzo per correggersi. Un maestro mostra i pericoli, ma quando si decide di percorrere quella strada il maestro è accanto.
Il maestro permette di dare una base solida alle attività spirituali, di prepararsi al percorso, di disciplinare. Spesso si intraprendono percorsi senza aver prima eliminato ciò che ha portato fino a lì; prima si tolgono le sovrastrutture liberando spazio per alti valori, poi si fanno le pratiche perché praticare dove c’è spazzatura non fa altro che spostarla. Quando si è ben guidati, si è certi di riuscire.
Le verità iniziatiche sono scelte dal maestro per permettere di riflettere su di esse. Non tutti sono pronti a riceverle e, infatti, alcuni si illuminano con esse, altri creano pericolose confusioni e fermentazioni. Quattro sono le parole dell’iniziato: sapere, volere, osare, tacere; con le prime tre si scoprono le cose, con la quarta se ne comprende il potere da rivelare solo a chi è pronto. Questo permette di non utilizzare le cose migliori per le intenzioni peggiori. Quando saremo pronti a ricevere, tacere diverrà parlare. Fino a quel momento, impariamo a dominare e liberare noi stessi dalle debolezze per non essere prede dei conflitti interiori.
Un maestro dedica la vita a chi decide di mettere ordine nella propria vita, a chi si purifica e lascia andare. Prima di immergersi nelle conoscenze occulte è fondamentale imparare a nutrirsi, respirare, amare, pensare e agire, poi arrivano le scienze occulte. Prima il potenziamento, poi la scelta. Il sapere importante è quello delle leggi della vita. Nelle scienze occulte è fondamentale essere al riparo dai pericoli venendo guidati da entità elevate che accettano di guidare chi ha fatto un lavoro interiore di purificazione e di totale disinteresse. Sono le persone che chiedono bontà, amore e purezza che sono le virtù che salvano dai pericoli e apportano benedizioni.
Per sviluppare le virtù non sono sufficienti le tecniche che sono qualcosa di esteriore, quanto il lavoro di elevazione interiore. Senza una predisposizione al lavoro spirituale, nessun esercizio sarà efficace. Il principio è la purificazione, ma nel vuoto lasciato è bene decidere cosa inserire per non attirare ciò che risuona basso. Per riuscirci è necessario l’equilibrio tra maschile e femminile. Nel percorso spirituale non è importante tanto l’accumulo di nozioni, quanto l’esperienza individuale.
Un altro aspetto da considerare è di prendere una via e percorrerla, non mescolare le varie vie prendendo nozioni un po’ qua e un po’ là. A contatto con un maestro si possono acquisire esperienze uniche, ma un maestro ha scelto una via, non tante.
L’uomo è molto più preparato a vivere la materia piuttosto del mondo spirituale grazie ai sensi che sono più consoni a questo. I sensi forniscono una percezione fisica, il lavoro dello spirito non è tangibile. I vantaggi del lavoro spirituale è il valore degli elementi accumulati, che diverranno ricchezza quando ci apparterranno e ci renderanno, così, liberi.
Il maestro è colui che afferma: “Non ho nulla, perciò tutto mi appartiene!”
Il maestro non è colui che ha aspettato di risolvere le questioni della materia per dedicarsi allo spirito, ma si è dedicato allo spirito e le cose sono andate al loro posto. Il maestro è in equilibrio; sa che c’è lo spirito, ma il mondo e la società esistono e vanno accordati. Si manifesta così il vero valore dell’amore, dell’intelligenza e della volontà.
Un uomo che conosce se stesso limita complicazioni e turbamenti perché si colloca nel suo posto. Per scoprire chi è, l’uomo ha bisogno degli altri, di riflettersi negli altri che, non essendo perfetti, rimandano un’immagine deformata. Spesso non si riconoscono le ragioni di simpatie e antipatie esagerando le qualità e i difetti negli altri.
Il maestro è colui che riconosce qualità e mancate qualità nella persona che si rivolge a lui e lo fa in modo disinteressato fornendo risposte impeccabili perché entra in comunicazione con il Cielo e questo accade perché è iniziato. Il maestro è il vero specchio, quello che indica la verità, non l’illusione. Il punto più complicato per il maestro è far accettare la verità agli uomini. Se, quando il maestro parla e ci pone di fronte a difetti, ci mettiamo a piangere o lasciamo che la mente abbia il sopravvento, il dolore ci farà ascoltare le parole del maestro adagiandoci sulla scontentezza o lo stesso dolore.
Lo scopo di chiedere a un maestro o di ascoltarlo è quello di conoscere la verità su se stessi per trasformarsi o trasformare la propria vita. Il compatire gli altri è il miglior modo per aumentare la debolezza e la pigrizia nelle persone. Per un servizio eccellente all’umanità, il maestro è amorevole ma severo e veritiero; questo porta progresso e avanzamento. Il maestro non si preoccupa delle reazioni dei discepoli, si occupa della verità. Il maestro scuote. La verità spesso fa soffrire, ma la sofferenza è temporanea e questo permette ai discepoli di correggersi e avanzare. Il maestro fornisce la cura spirituale. Responsabilità del maestro non è compiacere, ma indicare la via della trasformazione.
La ricerca di complimenti denota una debolezza di spirito, la ricerca dell’inganno. È così che i difetti vengono conservati e amplificati. Un maestro iniziato non ha nulla da guadagnare per questo rivela la verità, ha già guadagnato tutto dalla conoscenza. Il maestro dona gli strumenti per raggiungere l’integrità, per giungere all’indipendenza, e lo fa aiutando il discepolo a modellarsi per togliere le sovrastrutture. La verità è chiesta da chi è toccato dalla grazia di Dio perché vuole liberarsi, anche se è dolorosa.
Un iniziato dice la verità senza paura di perdere discepoli e amici. Un iniziato non guadagna nulla da chi mente a se stesso. Per essere degni del livello superiore bisogna almeno accettare e riconoscere i propri difetti e correggerli. Non bisogna fermarsi alle apparenze, ma raggiungere lo scopo e quello del maestro è aiutare la verità, perché la verità porta alla libertà, alla vita, alla ricchezza. Ogni parola e azione del maestro è pesata e calcolata per raggiungere lo scopo, per questo chiede massima fiducia. Agire, esercitarsi ha benefici per la trasformazione, non il lamentarsi o l’irritarsi.
Un maestro porta luce per aprire gli occhi e rendersi consapevoli dello stato in cui si è, ma ancora troppe cose sono importanti per l’essere comune, cose che portano infelicità e insoddisfazione. È bene avere coscienza del valore del proprio maestro.
Un maestro governa se stesso e non comanda o domina, rimane semplice, non obbliga nessuno. L’alleata del maestro è la vita che corregge e scuote l’uomo senza spiegargli nulla. È il maestro che fornisce spiegazioni, non la vita. La terra è una scuola che impartisce lezioni e il mondo invisibile invia maestri e, se non vengono accettati, ne troveranno di diversi che si chiamano insuccessi e malattie. Le leggi divine dominano, meglio accettarle. Riconoscere il nemico dietro un difetto aiuta a risolvere il problema.
Un maestro sa che fare del bene è difficile poiché la soddisfazione è rara. Il modo migliore per aiutare le persone è dare loro uno strumento per renderle indipendenti. Si tratta della luce della scienza iniziatica, un elemento spirituale, l’essenziale.
Nessuno può togliere le difficoltà agli altri; ognuno deve impegnarsi, imparare, esercitarsi. Il maestro fornisce metodi e conoscenze che vanno poi applicati. Troppo spesso le persone cercano nel maestro colui che le liberi dai fardelli accollandoseli; come dice il maestro Aivanhov, cercano un mulo! Ogni essere umano deve assumersi la responsabilità della propria vita. Il compito del maestro non è esaudire i desideri, ma di dare le scosse necessarie per risolvere le questioni. Il maestro stimola, mostra il più alto ideale, offre le grandi verità che vanno accettate, rinforzate, vivificate e nutrite per giungere ai risultati.
Ottenere risultati è, però, possibile solo se il discepolo ha virtù da nutrire e far fruttificare. Non è responsabilità del maestro se quei semi divini mancano. Per fabbricare l’oro è necessario averne almeno una particella. Altra prerogativa del maestro è il libero arbitrio: non interferisce mai con esso; influenza e sta al discepolo scegliere se avvicinarsi a lui oppure allontanarsi. Il maestro non cerca seguaci, sono le persone che si avvicinano a lui, e queste persone devono essere disposte a lavorare per anni. Come ci è voluto molto per giungere al dolore, ci vuole molto per tornare alla gioia. Non ci sono pillole per la trasformazione spirituale, è necessario chiarirsi con se stessi. La trasformazione prevede sforzi, non avviene meccanicamente dall’esterno.
Il maestro arriva quando il discepolo è pronto, perciò è il discepolo ad attivarsi perché il maestro si manifesti. Nel rapporto tra maestro e discepolo ha un ruolo chiave la polarizzazione. Se sono polarizzati allo stesso modo non ottengono risultati. Se il discepolo ascolta il maestro e diventa ricettivo accogliendo la verità ripartirà arricchito; viceversa, se discute, il maestro risponderà al suo comportamento non insistendo. Nel primo caso c’è uno scambio, nel secondo no. Nel primo caso la vita sgorga. Un discepolo non si avvicina al maestro con l’unico scopo di prendere la sua saggezza; porta al maestro i doni della propria anima e del proprio spirito, altrimenti non vedrà, non comprenderà e se ne andrà debole.
Non ci si avvicina al maestro con una predisposizione egoistica e anarchica. È il discepolo che si sintonizza con la frequenza del maestro, mai viceversa perché così si crea armonia con più persone contemporaneamente prendendo la stessa lunghezza d’onda. In questo modo, allontanandosi dal maestro si percepisce come tutto vibri diversamente. Sintonizzarsi con la frequenza del maestro è il modo più efficace ed economico di ottenere risultati. Il maestro è un conduttore affinché il divino possa aiutare il discepolo proprio attraverso il maestro, che lo accorda con la vita universale.
Ci si rivolge a un maestro non per la persona quanto per l’insegnamento che questi trasmette, altrimenti il maestro allontanerà il discepolo perché verrà assorbito dallo stesso discepolo. Il discepolo che giunge per l’insegnamento lo sostiene e lo aiuta.
Un maestro è come il sole: mantiene la distanza adeguata con ciascun pianeta e rimane sempre al centro donando calore, fiducia, forza, luce, benedizioni, insegnamenti. In questo modo, il discepolo lavora nella luce, nella bellezza e nella purezza.
Quando un discepolo si avvicina al maestro per l’insegnamento sarà seguito da entità del mondo invisibile quando il maestro non sarà con lui, quindi, non sarà mai solo, ma sostenuto, aiutato, illuminato e vivificato. Il servizio di un maestro è indirizzare al miglioramento, orientare, rettificare, armonizzare; ma lo fa mostrando i pericoli di quel viaggio. La vita spirituale comporta dei periodi di trasformazione che producono cambiamenti nella vita interiore.
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