Uno dei film più interessanti, intriganti e allo stesso tempo particolarmente esplicito e preciso sulla manipolazione dei co-siddetti potenti a danno delle masse popolari addormentate, impaurite e inconsapevolmente ignoranti è V per Vendetta .
È da questo straordinario film che è tratta la frase che ha dato il titolo al libro. Voglio qui precisare che il termine vendetta è utilizzato nella sua accezione più elevata di intesa tra centro cerebrale e centro cardiaco (con significato di coerenza ed equilibrio) e non di bassa interpretazione intestinale (con significato di impulsività di sopravvivenza).
L’etimologia del verbo vendicare ci riporta a un valore di protezione e libertà, dunque, la facoltà di ogni essere umano della totale disposizione di sé stesso e della propria vita. La vendetta è l’atto della redenzione o liberazione con la quale il garante è disposto a pagare un prezzo e lo schiavo (o accusato) è restituito a libertà attraverso il tocco della verga (simbolo di potere, creazione e trasformazione. Non mi addentro ulteriormente in questa sede sul simbolismo, ma lascio al lettore comprenderne il significato collegato al contesto in oggetto). Vendetta indica, oltremodo, la liberazione da altrui proprietà. Ora, questa proprietà può essere intesa sia sul piano materiale, sia sul piano psico-emotivo, ed è la dipendenza da una manipolazione mentale ad opera di un’autorità che può sfociare nel tradimento del proprio Sé attraverso l’attivazione di comportamenti, attitudini e azioni che divergono dal codice d’onore personale (il codice d’onore è composto da tutti i principi che determinano e definiscono stabilmente la via dell’esistenza propria come esseri umani su questo piano).
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